Olimpiadi 2024: la cerimonia del Tricolore al Quirinale

Mattarella ha ricevuto gli atleti olimpici e paralimpici. «Complimenti per aver fatto meglio di Tokyo: era difficile». L’emozione dei campioni. Paltrinieri (nuoto): «Andare a medaglia era il mio obiettivo anche quest’anno. Sarà l’ultima volta? Difficile da dire

Si stringono dolcemente alla bandiera italiana, quasi la coccolano, Gianmarco Tamberi e Arianna Errigo, mentre l’inno di Mameli viene sussurrato da tutti. Come se nessuno volesse infrangere la sacralità del momento, alzando anche di poco la voce. Una specie di mondo alla rovescia, se si pensa alle tante esultanze e gridi di gioia che hanno condito le giornate estive delle Olimpiadi parigine. Non ci saranno stati gli stessi decibel, ma ieri, 23 settembre, per qualche ora la sala dei Carrozzieri del Quirinale si è arricchita dei medesimi riflessi oro, argento e bronzo. Quelli delle medaglie portate al collo dagli Azzurri durante la cerimonia della restituzione del Tricolore da parte degli atleti olimpici e paralimpici (quest’anno presenti anche tutti coloro che sono arrivati quarti).

A tutti, il presidente Mattarella ha consegnato una medaglia celebrativa. «Complimenti per aver fatto meglio di Tokyo: era difficile», ha esordito il capo dello Stato. Dei successi azzurri, ha aggiunto, «ci sono stati segni premonitori. Si dice che la pioggia porti fortuna: ne abbiamo presa tanta quel 26 luglio», ha ricordato tra le risate. «È emersa la qualità delle nostre due squadre. I quarti posti rappresentano brillantemente lo spirito olimpico. Le medaglie non sono dovute a singoli campioni isolati, ma a un movimento in crescita costante». Infine, un pensiero a Gianmarco Tamberi e Ambra Sabatini, «che le medaglie le hanno conquistate con la loro generosa partecipazione e l’affetto di tutti. E adesso Milano Cortina 2026», il suo auspicio conclusivo.

(foto: Ufficio per la stampa e la comunicazione della presidenza della Repubblica)

Bellissimo l’abbraccio tra Gimbo e Ambra, commossa dopo le parole di Mattarella. Lacrime che nascondono ancora tutta la sua delusione per la caduta in finale a pochi metri dal traguardo. «Il presidente è riuscito ancora una volta a toccarmi il cuore ricordando la mia impresa e quella di Gianmarco, che sono state caratterizzate da tanto sacrificio e riconoscimento da parte degli italiani», racconta la portabandiera paralimpica a Romasette. Poco più dietro si trova Gregorio Paltrinieri, che il tricolore l’ha portato durante la cerimonia di chiusura. Accanto a lui c’è Filippo Macchi, argento nel fioretto individuale e a squadre. «Poco fa Greg mi stava insegnando che non bisogna mai mollare», confessa Macchi a Romasette, ripensando alle medaglie d’oro sfumate -. Ma rimangono comunque momenti indelebili», aggiunge.

Paltrinieri lo guarda e approva, come fa un maestro con il proprio allievo. Lui che ormai è un habitue della cerimonia. «Andare a medaglia era il mio obiettivo anche quest’anno», racconta il nuotatore. Sarà l’ultima volta? «Eh, difficile da dire – ammette con un sorriso -. Per adesso sarò fermo per uno o due mesi a causa del gomito. Nei prossimi mesi deciderò che cosa fare». Nella fila di destra è seduta Chiara Pellacani, simbolo della giornata con i suoi due quarti posti nel trampolino di 3 metri individuale e sincro. «Per noi giovani non è un fallimento, ma un grande punto di partenza».

La stessa emozione la si percepisce negli occhi di Matteo Parenzan, medaglia d’oro paralimpica nel singolare MS6 di tennistavolo. «È un risultato strepitoso che sognavo da quando avevo 8 anni  – sottolinea il triestino a Romasette -. Lo sport è la mia grande medicina. Il tennis tavolo è stato amore a prima vista. Mi ha permesso fin da piccolo di competere alla pari con gli altri». La strada maestra per una vera inclusione? «Diffondere sempre più il mondo paralimpico. La disabilità fa parte della società. Deve diventare la normalità. Vogliamo essere reputati come semplici professionisti. Non esistono atleti normodotati o disabili, ma atleti che vogliono allenarsi e desiderano diventare grandi».

E quelli azzurri, come ha sottolineato il presidente del Coni Giovanni Malagò, sono dei veri e propri «gladiatori». I tanti quarti e quinti posti, ha sottolineato Malagò, «fanno riflettere su forza e quantità della squadra, oltre alla qualità». Poi, rivolgendosi a Mattarella, ha detto: «Lei è stata la nostra prima medaglia d’oro in tutto e per tutto». Il senso di una nazione, ha concluso, «è correlato all’importanza dei risultati sportivi». Dopo di lui ha preso la parola Luca Pancalli, presidente del Comitato paralimpico. «Siamo andati oltre le aspettative con due medaglie in più di Tokyo e il sesto posto nel medagliere. È il risultato migliore di sempre, un successo straordinario – ha sottolineato -. Lo sport può aiutare un Paese a diventare migliore. È stata un’edizione rivoluzionaria».

All’inizio della cerimonia, dopo l’inno nazionale, sono scorse su un proiettore tutte le immagini dei trionfi azzurri. Ad accompagnarle, le note di “Now we are free”, di Mathias Fritsche. Sono stati i portabandiera Arianna Errigo, Gianmarco Tamberi e Ambra Sabatini a riconsegnare il tricolore. Iconico il momento in cui capitan Anna Danesi e il presidente della Federazione italiana pallavolo Giuseppe Manfredi hanno consegnato al presidente della Repubblica una maglia della Nazionale di volley e il pallone della finale olimpica vinta contro gli Stati Uniti, mentre Rigivan Ganeshamoorthy gli ha regalato il disco con cui ha conquistato l’oro paralimpico e firmato tre record del mondo. Che significato ha questo risultato? «Che sono tornato a casa con il mal di collo – ha scherzato a margine il venticinquenne -. Ancora non sono riuscito a realizzare l’importanza della medaglia». Il tempo e il talento sono dalla sua parte.

24 settembre 2024