In Italia sempre meno bambini e sempre più poveri

Save the Children pubblica l’Atlante dell’infanzia a rischio. Nel 2023 – anno nero della natalità – nati nel Lazio 34.229 piccoli; in povertà relativa il 16,5% degli under18

Sempre meno bambini e sempre più poveri. È la fotografia dell’Italia contenuta nell’Atlante dell’infanzia a rischio pubblicato oggi, 14 novembre, da Save the Children, intitolato “Un due tre…stella. I primi anni di vita”. Un focus che parte dal nuovo record negativo per la natalità registrato nel 2023, con – 380mila nuovi nati. E con la povertà che continua a colpire i minori, in particolare i più piccoli: bati pensare che è in povertà assoluta il 13,4% delle bambine e dei bambini tra 0 e 3 anni e circa 200mila piccoli tra 0 e 5 anni (8,5% del totale) vivono in povertà alimentare, ovvero in famiglie che non riescono a garantire almeno un pasto proteico ogni due giorni. Oltre la metà risiede nel Mezzogiorno (Sud e isole), dove la percentuale sale al 12,9%. Quasi un bambino su dieci (9,7%) della stessa fascia d’età ha sperimentato la povertà energetica, cioè ha vissuto in una casa che non era adeguatamente riscaldata in inverno. Nel Lazio nel 2023 sono nati 34.229 bambini: è la quarta regione per numero di nuovi nati dopo Lombardia, Campania e Sicilia. Nella regione il 16,5% dei minori di 18 anni vive in povertà relativa, a fronte di una media nazionale del 22,2%.

«Negli ultimi anni le famiglie che vivono in Italia si sono dovute confrontare anche con aumenti rilevanti dei prezzi al consumo di alcuni beni e servizi essenziali per la prima infanzia», rilevano da Save the Children. Dal 2019 al 2023, infatti, su base nazionale la spesa per prodotti alimentari per la prima infanzia (latte e pappe) è salita del 19,1% (più dell’aumento dell’inflazione pari al 16,2%) mentre il costo per la frequenza degli asili nido è aumentato dell’11,3%, con riferimento in particolare all’offerta privata, mentre per i posti finanziati dai Comuni l’aumento è pari all’1,5%.

Molte le difficoltà anche sul fronte dei servizi educativi. Oggi meno di un bambino su tre dagli zero ai due anni (30%) trova posto in un asilo nido, con forti disparità territoriali. Nel Lazio la percentuale della copertura attuale è del 37,9%.  Nel 2026, quando dovrebbero concludersi gli investimenti del Piano nazionale di ripresa e resilienza, «ferma restando l’incognita sui costi di gestione che dovranno essere sostenuti dai Comuni», si stima che l’offerta di servizi educativi per la prima infanzia salirà al 41,3% a livello nazionale, non lontano dal target del 45% fissato a livello europeo per il 2030. Una crescita che però rischia di non compensare i divari territoriali. Per quanto riguarda il Lazio, la stima è che la percentuale salga al 46%.

L’Atlante, insomma, restituisce la fotografia della prima infanzia in un Paese fragile, con profonde disuguaglianze sociali e territoriali, in cui i nuovi nati sono sempre meno e le opportunità, fin dai primi mille giorni di vita, non sono uguali per tutti, dalla salute all’ambiente, ai servizi educativi. «Abbiamo voluto dedicare questo XV Atlante dell’infanzia ai bambini più piccoli, nella consapevolezza che i primi mille giorni di vita sono determinanti per la crescita e lo sviluppo di ciascuno – afferma il presidente di Save the Children Claudio Tesauro -. Troppi genitori oggi in Italia affrontano la nascita di un bambino in solitudine, senza poter contare su adeguate reti di sostegno. Il supporto alla prima infanzia è un obiettivo da mettere al centro di tutte le scelte della politica – rimarca -: nel campo della salute come in quello dei servizi educativi; nel contrasto alla povertà così come nella tutela dell’ambiente. Con Save the Children siamo impegnati da anni sul territorio al fianco dei genitori e dei loro bambini, in rete con i servizi e le associazioni, e ogni giorno tocchiamo con mano l’importanza di una rete di cura per accompagnare ogni bambino nei suoi primi passi». Nelle parole di Tesauro, «è necessario salvaguardare e rafforzare questa rete, a partire dai territori più deprivati, con una strategia di lungo periodo, sapendo che quello sulla prima infanzia è l’investimento fondamentale per il presente e per il futuro del nostro Paese».

L’Italia, osserva Raffaela Milano, direttrice Ricerca di Save the Children, è apprezzata nel mondo per i suoi asili nido ma «sconta la drammatica assenza di questi servizi proprio nei territori più svantaggiati. La legge di Bilancio 2022 ha fissato una soglia minima di copertura del servizio per ogni Comune entro il 2027. Ma ad oggi vi sono molte incertezze sul raggiungimento dell’obiettivo, soprattutto per i bambini del Sud: sia per la costruzione dei nuovi nidi, che per i costi del loro funzionamento, e non da ultimo per la formazione e la messa in servizio del personale educativo. Il Pnrr – prosegue – rappresenta un’occasione storica per abbattere le disuguaglianze territoriali che penalizzano il presente e il futuro dei bambini nei loro primi anni di vita. Per questo motivo, chiediamo alla Commissione bicamerale infanzia di fare chiarezza sul sistema educativo zero-sei in termini di obiettivi e finanziamenti e di indicare una vera e propria road map condivisa, senza retromarce e senza lasciare nessun territorio indietro».

L’organizzazione, intanto, resta impegnata sul fronte della prevenzione, offrendo, da oltre 10 anni, opportunità di tipo educativo, di accompagnamento ai servizi pubblici e di supporto alla cura e alla genitorialità, attraverso i programmi Fiocchi in Ospedale, Spazio Mamme e Poli Millegiorni. Interventi integrati, destinati a futuri e neogenitori, bambine e bambini, con l’intento di ottimizzare l’offerta dei servizi, facilitare l’accesso delle famiglie, soprattutto quelle più vulnerabili, creando legami di scambio e di fiducia reciproca nelle comunità territoriali. E contrastando, in ottica preventiva, la povertà educativa dei bambini e delle bambine.

14 novembre 2024