Europa, Ac: la piazza del 15 marzo, «occasione per riaffermare la centralità dei suoi valori»

La presidenza nazionale aderisce all’appello a radunarsi sotto la bandiera europea, senza distinzioni di partito. «È la casa del nostro presente e del nostro futuro»

«L’Europa è la casa del nostro presente ed è la casa del nostro futuro. La casa comune che abbiamo scelto per noi e per le generazioni che verranno». La presidenza nazionale dell’Azione cattolica sceglie queste parole per dire la sua adesione all’appello lanciato da Michele Serra, condiviso e sostenuto da tanti sindaci e da molta parte della società civile, a radunarsi, senza distinzioni di partito o ideologia, sotto l’unica bandiera europea. «La manifestazione del 15 marzo – sottolineano dall’associazione – rappresenta un’occasione preziosa per riaffermare la centralità dell’Europa e dei suoi valori fondanti, della pace, della democrazia, dei diritti umani, civili e religiosi fondamentali. Ci auguriamo una piazza piena di popolo e di bandiere europee, un segnale forte per ribadire che solo uniti si può affrontare il futuro con speranza. Perché l’Europa tutta torni protagonista del proprio destino».

A Roma l’appuntamento è alle 15 a piazza del Popolo, ma altre manifestazioni sono in programma in tante altre città. «Siamo convinti dell’urgenza di un’azione collettiva di popolo per rafforzare il progetto europeo in un momento di grande instabilità internazionale – evidenziano dalla presidenza di Ac -: serve una unione politica dell’Europa, non un semplicistico e miope rafforzamento degli Stati nazionali nella logica di un riarmo senza un reale progetto comune, ma il ritorno al grande sogno dei padri fondatori. L’Europa, infatti, appare oggi fragile e incapace di imporsi nello scenario geopolitico internazionale a garanzia di pace e libertà», osservano.

Per i responsabili dell’Azione cattolica, è «necessario innanzitutto riandare all’origine di questo “‘sogno” per riallacciare più saldamente le fila che tengono insieme il destino di tutti gli europei». Citano quindi il presidente dei vescovi italiani Matteo Zuppi che chiede una «Camaldoli europea», vale a dire «una iniziativa comune che sappia coinvolgere tutti e da tutta Europa, per frenare il riemergere delle logiche nazionaliste, e che sappia dare corpo senza paure a quel “realismo della speranza” impastato di pace e giustizia testimoniato dal magistero di Papa Francesco. Un’Europa, “terra arata dal cristianesimo”, che sappia riscoprire nelle proprie radici cristiane la vocazione alla difesa della pace, al dialogo e al rispetto. Per un’Europa più coesa e più forte – concludono – c’è necessità di promuovere una visione di futuro che attragga verso un mondo differente e che mobiliti passioni ed energie per costruirlo, ma anche organismi e modalità che ci aiutino a riconoscerci “fratelli tutti”. Siamo dinanzi a una chiamata alla responsabilità, per guardare lontano e non essere prigionieri del presente».

14 marzo 2025