Francesco e i giovani: ecco il suo lascito

Don Tedesco, direttore della Pastorale giovanile diocesana: «La sua eredità? In una frase della “Christus vivit” dove scrisse: siete l’oggi di Dio E nell’insistenza sul rapporto con gli anziani»

I funerali di Papa Francesco hanno coinciso con il Giubileo degli adolescenti. Il Santo Padre si è spesso rivolto ai giovani con incoraggiamenti che sono rimasti nella mente di tutti: fate “lio”, chiasso; non “balconear”, cioè non guardate passare la vita dal balcone; “non lasciatevi rubare la speranza”. Ma qual è stato il rapporto di Francesco con i giovani, e in particolare con i giovani romani? Ne parliamo con don Alfredo Tedesco, direttore dell’Ufficio diocesano per la pastorale giovanile. «Intanto era il loro vescovo. A loro dedicava messaggi significativi in occasione della Giornata mondiale della gioventù diocesana, parole rivolte a tutto il mondo ma in particolare “snocciolate” ai giovani romani. Penso anche che sia stato importante che venerdì 25 aprile –  prosegue il sacerdote – una loro piccola rappresentanza abbia potuto attraversare la Porta Santa e poi salutare la salma di Francesco. È stato un segno di accompagnamento. Poi penso alla Gmg di Lisbona, dove il rapporto tra il Papa e i giovani si è rinsaldato ancora di più».

Francesco è stato anche il primo Papa a farsi un selfie con i ragazzi. Il cardinale Parolin, nell’omelia di domenica 27 aprile, ha ricordato che le sfide per i giovani, tecnologie e intelligenza artificiale, sono tra le priorità. «Dobbiamo intenderci. I social – sottolinea don Tedesco – sono un ambiente, un luogo per tanti giovani. L’intelligenza artificiale è intelligenza per modo di dire ma il Papa diceva di essere preoccupato di più di quella umana. Il cardinale Parolin ha dato un input. In un mondo iperconnesso i giovani si ritrovano soli. Questo lo verifico ascoltandoli. I giovani cercano comunque esperienze naturali, di contatto umano. Poi ci sono anche i social, che sono una sfida perché per i ragazzi non esiste un mondo senza di essi, ci sono “nati”. Dunque la fede non può non entrarvi, è un loro luogo e in quanto tale è un luogo di potenziale evangelizzazione».

Certamente il Giubileo degli adolescenti per ovvi motivi è stato un po’ diverso da come era stato programmato, ma per il direttore della pastorale giovanile il bilancio è soddisfacente. Utilizza l’immagine di un «terremoto positivo. Anch’io – afferma – ho appreso la notizia della morte del Papa da un nipote adolescente e forse è stato un piccolo segno… Nonostante le circostanze che hanno un po’ sconvolto i programmi, direi che siamo soddisfatti. Abbiamo perso la festa al Circo Massimo e la canonizzazione di Carlo Acutis, che speriamo possa essere recuperata quanto prima, le piazze hanno avuto un clima meno festoso e più di preghiera, ma la Messa della domenica è stata garantita, pur coincidendo con il secondo giorno dei Novendiali. Perciò ripeto, è stato un terremoto positivo. Per gli adolescenti – prosegue Tedesco – è stata un’occasione per riflettere. Sono stati presenti a un evento comunque storico, il primo della loro vita, che ha suscitato anche tante domande, il desiderio di conoscere di più la vita del Papa, la curiosità di sapere cosa succede adesso, come si elegge il nuovo pontefice. Alla lunga è stata una situazione feconda».

L’eredità che Francesco lascia ai giovani? «Penso che si possa sintetizzare in una frase dell’esortazione Christus vivit rivolta ai giovani: non siete il futuro, siete l’oggi di Dio, della Chiesa, del mondo. E poi – aggiunge il sacerdote – la pastorale intergenerazionale: quasi da nonno, ha insistito molto sul rapporto giovani-anziani. È stato un tratto tipico del suo magistero, il fatto che dietro l’educazione dei giovani c’è un gruppo, un “villaggio” che se ne fa carico. Ritengo che questi due elementi siano il lascito più significativo».

5 maggio 2025