Siria, l’appello del Papa: «No alla distruzione, sì alla pace»

Al termine dell’Angelus domenicale, Francesco ha rinnovato l’invito a una «scelta di civiltà». Unicef: mezzo milione i bambini sotto assedio

Al termine dell’Angelus domenicale, Francesco ha rinnovato l’invito a una «scelta di civiltà». L’Unicef: in tutto il Paese, mezzo milione di bambini sotto assedio

«Faccio appello all’impegno di tutti, perché si faccia una scelta di civiltà: no alla distruzione, sì alla pace, sì alla gente di Aleppo e della Siria». A conclusione dell’Angelus di ieri, domenica 11 dicembre, Francesco è tornato a spendersi per la popolazione siriana, martiriata dal conflitto. «Ogni giorno – ha detto rivolgendosi alle migliaia di persone in piazza San Pietro – sono vicino, soprattutto nella preghiera, alla gente di Aleppo. Non dobbiamo dimenticare che Aleppo è una città, che lì c’è della gente: famiglie, bambini, anziani, persone malate. Purtroppo ci siamo ormai abituati alla guerra, alla distruzione, ma non dobbiamo dimenticare che la Siria è un Paese pieno di storia, di cultura, di fede. Non possiamo accettare che questo sia negato dalla guerra, che è un cumulo di soprusi e di falsità».

Parla di rischio di «adattamento alla realtà» anche don Pier Jabloyan, direttore dell’oratorio salesiano di Aleppo. «Abituarsi a una vita di guerra e accontentarsi di sogni più piccoli: magari avere l’elettricità in casa per poter accendere la Tv o lavare i panni in casa, non dover andare a prendere l’acqua lontano… Da un lato è una necessità per sopravvivere, dall’altro è qualcosa di drammatico». All’agenzia salesiana Ans, il sacerdote testimonia della «capacità della violenza di uccidere non solo gli uomini ma anche sogni, progetti, ideali, soprattutto tra i giovani. La voglia di sopravvivere che sostituisce la voglia di vivere». Non ne sonoe senti neanche i religiosi, che «devono dividere il tempo disponibile con le necessità minime: trovare l’acqua, il cibo, gli elementi essenziali per andare avanti».

Don Jabloyan punta il dito sulla «disinformazione terribile» che circonda Aleppo, dove è in atto una «guerra vicaria, sporca e molto concreta», nella quale «a pagare, anche con la vita, sono i civili». Come Salesiani però «abbiamo speranza in un futuro migliore: per questo restiamo e lavoriamo con i ragazzi. Se smettessimo vorrebbe dire che l’avremmo persa. Ma anche il minimo spiraglio di luce ci mantiene e quando la guerra sarà finita la nostra grande missione sarà ricostruire quanto è stato demolito, non solo dal punto di vista fisico».

Dall’Unicef intanto arrivano notizie sulla situazione di Aleppo est, da dove nelle ultime due settimane risultano sfollate circa 31.500 persone, la metà della quali bambini. Gli operatori del Fondo delle Nazioni unite per l’Infanzia, assicurano, stanno lavorano 24 ore su 24: «Sono stati distribuiti vestiti invernali, l’acqua è stata trasportata presso i rifugi e le aree in cui la popolazione sta facendo ritorno, come ad Hanano. L’Unicef – si legge in una nota -sta fornendo carburante e riparando la rete idrica ad Aleppo, per garantire a 1,2 milioni di persone l’accesso all’ acqua potabile». Circa 7mila i bambini e le mamme sottoposti a vaccinazioni di routine; visitati per la malnutrizione, nelle cliniche mobili, oltre 1.600 bambini, ai quali sono stati distribuiti integratori alimentari. Circa 6mila bambini stanno ricevendo informazioni sui rischi connessi alle mine e servizi di supporto psicologico. «Questi semplici e immediati interventi possono salvare vite umane».

Gli operatori Unicef mettono l’accento sul fatto che «anche se l’attenzione del mondo è concentrata su Aleppo, sfortunatamente le sofferenze umane sono diffuse in tutta la Siria. La parte orientale di Aleppo è solo una delle 16 aree sotto assedio, in cui stimiamo che ci siano circa mezzo milione i bambini intrappolati in condizioni di vita che si stanno facendo sempre più difficili».

12 dicembre 2016