Myanmar, Francesco ai giovani: «Non abbiate paura di fare scompiglio»
Il Papa ha salutato i ragazzi nella Messa alla Saint Mary’s Cathedral di Yangon: «Siete segni concreti della fede della Chiesa in Gesù Cristo». Poi la partenza per il Bangladesh
«Sono belli i vostri passi, ed è bello e incoraggiante vedervi, perché ci recate il lieto annuncio della vostra gioventù, della vostra fede e del vostro entusiasmo». Francesco ha salutato così i giovani nell’omelia della Messa a loro dedicata nella Saint Mary’s Cathedral di Yangon, momento conclusivo della tappa in Myanmar. «Voi siete un lieto annuncio – ha detto il Papa ai giovani – perché siete segni concreti della fede della Chiesa in Gesù Cristo, che reca a noi una gioia e una speranza che non avranno mai fine».
«Non abbiate paura! Come padre – o meglio come nonno – che vi vuole bene, non voglio lasciarvi soli. Il nostro mondo è pieno di tanti rumori e distrazioni che possono soffocare la voce di Dio», ha detto Francesco: «Solo il Signore può aiutarvi a essere genuini; perciò parlategli nella preghiera. Imparate ad ascoltare la sua voce, parlandogli con calma nel profondo del vostro cuore. Ma parlate anche ai santi, nostri amici in cielo che possono ispirarci. Come sant’Andrea, che festeggiamo oggi. Era un semplice pescatore e divenne un grande martire, un testimone dell’amore di Gesù. Ma prima di diventare un martire, fece i suoi errori ed ebbe bisogno di essere paziente, di imparare gradualmente come essere un vero discepolo di Cristo».
«Anche voi, non abbiate paura di imparare dai vostri errori», ha esclamato il Papa: «Che i santi vi possano guidare a Gesù, insegnandovi a mettere la vostra vita nelle sue mani». «Sapete che Gesù è pieno di misericordia – ha proseguito Francesco -: Condividete con Lui tutto quello che avete nel cuore: le paure e le preoccupazioni, i sogni e le speranze. Coltivate la vita interiore, come fareste con un giardino o con un campo. Questo richiede tempo, richiede pazienza. Ma come un contadino sa attendere la crescita della messe, così, se saprete aver pazienza, il Signore vi concederà di portare molto frutto, un frutto che potrete poi condividere con gli altri».
Il «grande compito» affidato dal pontefice ai giovani del Myanmar è «essere discepoli missionari, messaggeri del lieto annuncio di Gesù, soprattutto per i vostri coetanei e amici». «Non abbiate paura di fare scompiglio, di porre domande che facciano pensare la gente – l’invito di Francesco -. E non abbiate paura se a volte percepirete di essere pochi e sparpagliati. Il Vangelo cresce sempre da piccole radici. Per questo, fatevi sentire». Poi l’appello: «Vorrei chiedervi di gridare, ma non con la voce, no, vorrei che gridaste con la vita, con il cuore, così da essere segni di speranza per chi è scoraggiato, una mano tesa per chi è malato, un sorriso accogliente per chi è straniero, un sostegno premuroso per chi è solo».
«Qualunque sia la vostra vocazione, vi esorto: siate coraggiosi, siate generosi e, soprattutto, siate gioiosi». È il congedo del Papa dai giovani del Myanmar. «Essere inviati – ha spiegato Francesco nell’omelia -, significa seguire Cristo, non precipitarsi in avanti con le proprie forze. Il Signore inviterà alcuni di voi a seguirlo come preti e a diventare in questo modo “pescatori di uomini”. Altri li chiamerà a diventare persone consacrate. E altri ancora li chiamerà alla vita matrimoniale, a essere padri e madri amorevoli». Infine lo sguardo alla Vergine: «Qui in questa bella cattedrale dedicata all’Immacolata Concezione, vi incoraggio a guardare a Maria. Quando lei disse “sì” al messaggio dell’Angelo, era giovane come voi. Ma ebbe il coraggio di confidare nel lieto annuncio che aveva ascoltato e di tradurlo in una vita di fedele dedizione alla sua vocazione, di totale donazione di sé e di completo affidamento all’amorevole premura di Dio. Come Maria, possiate tutti voi essere miti ma coraggiosi nel portare Gesù e il suo amore agli altri».
30 novembre 2017

