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A 50 anni dalla Popolorum Progressio, allargato il gap ricchi-poveri

Il seminario organizzato da Focsiv a Roma. Tomasi (Santa Sede): «Lo sviluppo comporta solidarietà e fratellanza». Le ong: «Funzione innovativa»

di Redazione online pubblicato il 22 Maggio 2017
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Il seminario organizzato da Focsiv a Roma. Tomasi (Santa Sede): «Lo sviluppo comporta solidarietà e fratellanza». Le ong: «Dobbiamo avere funzione innovativa»

Da quando Paolo VI ha scritto l’enciclica Populorum Progressio a oggi «gli organismi internazionali hanno dato miliardi per la cooperazione allo sviluppo ma la situazione non è cambiata, anzi si è allargato il gap tra ricchissimi e poveri, perché non si è fatto in modo che la persona umana – e la comunità – portino avanti lo sviluppo». Ne è convinto l’arcivescovo Silvano Tomasi, segretario del dicastero vaticano per il Servizio allo sviluppo umano integrale, intervenuto il 20 maggio al seminario organizzato dalla Focsiv, coordinamento di ong cattoliche, per i 50 anni della Populorum Progressio. Il tema: “Dall’umanesimo planetario all’ecologia integrale”. «Dobbiamo leggere l’enciclica guardando a quanto è successo dopo – ha puntualizzato -.. Lo sviluppo comporta solidarietà ma anche fratellanza con gli altri, intesa come pari dignità per tutti. Se partiamo dalla visione della persona umana secondo la Populorum Progressio e la dottrina sociale della Chiesa, costruiamo una società più fraterna, dove i rapporti tra i Paesi non sono basati solo sugli interessi».

Per fare un esempio, l’arcivescovo ha citato gli Stati Uniti, che «destinano 100 milioni di dollari per i rifugiati ma non si chiedono se è meglio avere politiche che non producano rifugiati. I governi che decidono le regole del commercio, della proprietà intellettuale – ha sottolineato – sono gli stessi Paesi che condizionano i piccoli governi». Quindi il presule ha spiegato i motivi per cui Papa Francesco ha deciso di accorpare quattro Pontifici Consigli in un unico dicastero: «I problemi di oggi sono tutti legati. Non si può parlare di migrazioni senza parlare anche di povertà estrema. Per questo anche le strutture della Chiesa devono adeguarsi, per affrontare i temi dello sviluppo, di un commercio equo, di una economia di mercato socialmente responsabile, del disarmo, dei farmaci, e così via». In questo senso, anche «la riforma della Curia è una risposta ai problemi sociali di oggi – ha aggiunto -, che toccano la vita delle famiglie e delle persone: dall’economia inclusiva e sociale alla necessità di lavorare per la pace ponendo le premesse per lo sviluppo delle popolazioni, perché le situazioni difficili non producano soluzioni violente».

Sul cambiamento degli scenari mondiali si è soffermato anche il presidente Focsiv Gianfranco Cattai, sottolineando la conseguente esigenza di «riprogettare la cooperazione internazionale e avere una funzione innovativa, evolutiva». Quindi i contributi dei vari rappresentanti, che hanno messo in luce la crisi di speranza, rispetto a 50 anni fa, quando «si pensava che con lo sviluppo sarebbero diminuite le differenze – ha affermato Francesco Tosi, consigliere della onlus Cefa -, invece è avvenuto il contrario». La crisi delle ideologie, ad esempio, «ha portato le persone, in particolare i giovani, a cadere nell’individualismo, a diventare facili prede della demagogia, dei politicanti, e al serpeggiare di dissennate teorie razziste legate al fenomeno delle migrazioni». Il pericolo, ha proseguito, è «che i giovani, svuotati dall’adesione ad ideali alti e in situazione di grande povertà e frustrazione, si lascino affascinare da ideologie violente». Anche le ong, ha osservato, «oggi faticano a ricavare, da 40/50 anni di storia, indicazioni precise ed efficaci su cosa fare oggi e domani. Il nostro compito è compiere la rivoluzione culturale che ci è indicata da Papa Francesco – la conclusione di Tosi -, senza la tentazione di buttarci nel fare per avere risultati concreti, dimenticando le riflessioni di larghe vedute che ci sono suggerite dalla Populorum Progressio e dalla Laudato si’».

A margine dell’incontro l’arcivescovo Luigi Bressan, assistente ecclesiastico della Fosciv, è intervenuto anche sul dibattito in corso su ong e salvataggi. «Le vite umane – ha detto – vanno salvate. Si tratta di lavorare insieme per la gestione delle migrazioni. Se poi si potessero fare dei canali umanitari sarebbe la soluzione migliore». Per il presule, che è anche emerito di Trento, «le migrazioni nascono dal fatto che la politica non ha saputo gestire lo sviluppo nelle varie parti del mondo. Nel dibattito in corso si dimentica l’ingiustizia a monte». In Italia, ha ricordato ancora, sono oltre 3mila gli organismi che si occupano di sviluppo, molti dei quali cattolici, nati sulla scia della Populorum Progressio. «L’enciclica è stato uno stimolo che va integrato – ha precisato – per non cadere anche noi nell’istituzionalismo, nel borghesismo, e non rischiare di diventare dei funzionari».

22 maggio 2017

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