A “Conciliazione 5” Yan Pei-Ming racconta i detenuti

Lo spazio espositivo inaugurato con l’allestimento “Oltre il muro. Regina Coeli a Roma”, di Yan Pei-Ming: 27 ritratti della comunità carceraria. Il cardinale de Mendonca: «È una galleria di strada»

Abbattere metaforicamente un muro – quello che circonda il carcere romano di Regina Coeli – per portare fuori le storie dei detenuti e di tutte quelle persone, tra operatori e volontari, che vi orbitano intorno. Una “magia” resa possibile grazie all’iniziativa del dicastero per la Cultura e l’educazione, che per la realizzazione dello spazio espositivo “Conciliazione 5” ha coinvolto l’istituto penitenziario romano in un progetto artistico di unione, comunione e speranza, inserito nella preziosa cornice del Giubileo degli artisti. Sabato 15 febbraio infatti la window gallery collocata nell’omonima via che porta a piazza San Pietro è stata inaugurata con l’allestimento “Oltre il muro. Regina Coeli Roma”, dell’artista cinese Yan Pei-Ming, che ha realizzato ben 27 ritratti della comunità carceraria romana. Dipinti ad acquerello, con una tecnica unica, che spalancano le porte a una realtà spesso dimenticata.

«Abbiamo pensato a “Conciliazione 5” come a uno spazio dedicato alla memoria, di resistenza all’oblio – ha spiegato il cardinale José Tolentino de Mendonça, prefetto del dicastero per la Cultura e l’educazione, intervenuto all’inaugurazione -. Vogliamo generare aree sempre più complesse, che uniscano rumore e silenzio, velocità e lentezza. “Conciliazione 5” è una galleria di strada, l’abbiamo pensata come un’utopia station, un luogo dove avviene la ricerca del bello, del vero», ha aggiunto, prima di rivolgere un pensiero al Santo Padre: «Sappiamo che Papa Francesco è in ospedale e preghiamo affinché stia meglio, ma uniti alla sua visione vogliamo celebrare gli artisti, persone che nell’arte e nella cultura trovano la speranza».

Ed è proprio la speranza a fare da leit motiv per “Conciliazione 5”, che nel corso dell’anno giubilare vedrà esposte quattro mostre che ruotano tutte intorno a questo tema. A curarle è Cristiana Perrella, intervenuta all’inaugurazione di sabato, per introdurre la prima delle esposizioni previste. «Il Papa dice che gli artisti sono capaci di sognare una nuova visione del mondo, ha una fiducia straordinaria nell’arte. E noi, partendo da questo piccolo spazio, vogliamo portare l’arte a tutti – le sue parole -. Questo è l’anno straordinario del Giubileo e la zona intorno al Vaticano è piena di persone prese dal loro viaggio spirituale, ma non solo. A fare da collante è anche l’incontro con l’altro e l’incontro con l’arte è ciò a cui auspichiamo. Il tema della speranza ci ha condotto al carcere, a guardare oltre quel muro, verso quelle persone. E ho pensato che il loro sguardo potesse essere catturato da un artista che ha fatto del ritratto il suo segno distintivo».

«Tutte le storie sono uniche, nessuna è uguale all’altra – ha detto a Roma Sette l’artista Yan Pei-Ming -. Raccontare alcune delle storie dei detenuti del Regina Coeli è stato difficile in alcuni momenti, ma quello avuto con loro è stato un incontro prezioso». Nato a Shanghai nel 1960, Pei-Ming si è trasferito in giovane età in Francia, a Digione, diventando famoso per i suoi ritratti di grandi dimensioni, opere caratterizzate da pennellate vigorose e principalmente in bianco e nero. L’artista, il giorno prima dell’esposizione, si è recato al Regina Coeli per conoscere personalmente i detenuti. «Ringrazio tutti loro – ha detto ancora  -. Il messaggio che voglio inviare con la mia arte è di speranza, per la vita, per il futuro, soprattutto in questo Giubileo».

Gli acquerelli del maestro Pei Ming sono stati poi proiettati sul muro del carcere: una finestra sul mondo che guarda all’inclusione. «Tutta la comunità penitenziaria ha vissuto con grande emozione l’attenzione che Papa Francesco ha rivolto al carcere – ha detto Lina Di Domenico, capo del Dipartimento per l’amministrazione penitenziaria. «Abbiamo lavorato a lungo per portare avanti questo progetto, in modo sinergico con tutte le parti coinvolte. Il compito istituzionale dell’amministrazione penitenziaria – ha concluso – è proprio quello di portare fuori ciò che è dentro».

17 febbraio 2025