A Gaza, «carestia imminente nel nord»

L’allarme lanciato su X dalla direttrice generale Unicef Catherine Russell. «I bambini sono particolarmente vulnerabili alla malnutrizione». Unrwa: «Aiuti ridotti»

Dal suo profilo X la direttrice generale Unicef Catherine Russell torna a lanciare l’allarme sulla situazione umanitaria nella Striscia di Gaza. «È profondamente preoccupante – avverte -: c’è una forte probabilità che la carestia sia imminente nel nord di Gaza». Nelle parole di Russell, «i bambini sono particolarmente vulnerabili alla malnutrizione. È necessaria un’azione immediata per garantire un accesso umanitario sicuro e senza ostacoli e forniture commerciali per salvare vite umane», aggiunge.

Voci di allarme arrivano anche dall’Unrwa, l’agenzia Onu di supporto ai rifugiati palestinesi, che parla di aiuti a Gaza «ulteriormente ridotti, mentre la gente ha bisogno di tutto». La situazione, confermano, è «catastrofica» nel nord della Striscia assediato. La dichiarazione dell’Unrwa è arrivata mentre Israele ha annunciato che stava aprendo un ulteriore valico di aiuti a Gaza, alla vigilia di una scadenza imposta dagli Stati Uniti per migliorare le condizioni umanitarie nel territorio devastato dalla guerra. Alla domanda se ci fossero segnali che la situazione fosse migliorata prima della scadenza del 13 novembre, Louise Wateridge, funzionario delle emergenze dell’Unrwa, ha sottolineato che «gli aiuti che entrano nella Striscia di Gaza sono al livello più basso da mesi».

Parlando a un briefing con i media di Ginevra tramite collegamento video da Gaza, Wateridge ha detto che «la media di ottobre è stata di 37 camion al giorno nell’intera Striscia di Gaza. Questo vale per 2,2 milioni di persone. I bambini stanno morendo. Le persone muoiono ogni giorno». E la situazione peggiore è al nord, dove una valutazione sostenuta dall’Onu nel fine settimana ha affermato che la carestia era imminente. Nessun cibo è stato autorizzato a entrare nella Gaza settentrionale assediata per un mese intero, ha proseguito Wateridge, aggiungendo che le richieste dell’Onu di accedere all’area sono state ripetutamente respinte, pertanto al nord il quadro è «infinitamente orribile» e sta diventando «più critico» di ora in ora. «Gli ospedali sono stati bombardati, i dottori ci informano che hanno esaurito le scorte di sangue, hanno esaurito le medicine. Ci sono cadaveri per le strade».

Il mese scorso, il segretario di Stato americano Antony Blinken e il Segretario alla Difesa Lloyd Austin hanno avvertito Israele che aveva tempo fino al 13 novembre per far entrare altri aiuti a Gaza o rischiare di vedersi negare parte dell’assistenza militare dagli Stati Uniti, il principale sostenitore di Israele. La lettera è stata inviata settimane prima delle elezioni presidenziali americane del 5 novembre, vinte da Donald Trump, che ha promesso invece di dare più libertà a Israele.

Secondo l’ultimo bilancio del ministero della Salute del territorio gestito da Hamas, che l’Onu considera affidabile, finora a Gaza, da ottobre 2023, ci sono stati 43.665 morti e 103.076 feriti.

12 novembre 2024