A Gaza è emergenza gas per la popolazione

Nuova criticità, dopo quella legata a luce e acqua. La denuncia del Catholic Relief Services: la fornitura da parte di Israele è un quarto rispetto all’estate

La denuncia arriva dal Catholic Relief Services (Crs), l’organizzazione umanitaria che fa capo alla Conferenza episcopale statunitense, da anni impegnata nella Striscia di Gaza: «Da due mesi ormai la popolazione di Gaza sta fronteggiando, dopo quella di luce e acqua, l’emergenza gas. La fornitura di gas, da parte di Israele, è di un quarto rispetto a quanto veniva erogato l’estate scorsa, circa 100 tonnellate al giorno, anch’esse insufficienti al fabbisogno della popolazione che si attesta intorno alle 220-240 tonnellate giornaliere».

Parlando all’Holy Land Coordination, coordinamento formato da vescovi di Usa, Ue, Sud Africa e Canada con rappresentanti di Ccee e Comece, il rappresentante del Crs, Bassam Nasser, ha evidenziato che «la diminuzione della fornitura coincide con i mesi invernali ovvero il periodo in cui la popolazione ne avrebbe più bisogno. È la mentalità dell’occupazione – ha sottolineato – con cui si tiene sotto pressione la popolazione». Israele poi non rifornisce di sabato, né di venerdì o durante le festività ebraiche. «L’elevato costo della benzina e del gasolio – ha spiegato ancora Nasser – costringe molte persone, soprattutto tassisti, a usare il gas anche per le auto arrivando a consumare una bombola nell’arco di una giornata. La stessa quantità di gas basterebbe al fabbisogno domestico di due settimane di una famiglia di medie dimensioni. Se immaginiamo le migliaia di vetture che circolano a Gaza non è difficile comprendere come il fabbisogno di gas sia cresciuto notevolmente».

Otto ore al giorno: questo il tempo per il quale Israele fornisce energia elettrica nella Striscia. Il risultato: una mancanca cronica, che costringe le famiglie a ricorre al gas anche per riscaldarsi. A Gaza però «la popolazione è molto povera e non ha le possibilità per fronteggiare la situazione se non arrangiarsi con quel che ha. Purtroppo ci sono anche risvolti drammatici che toccano le fasce più deboli della società, come anziani e disabili».

Dopo la guerra dell’estate 2014, qualcosa sembra iniziare a muoversi sul piano della ricostruzione. «In diverse zone della Striscia – ha evidenziato ancora Nasser – si comincia a riedificare le case danneggiate o totalmente distrutte. Purtroppo le procedure di assegnazione dei fondi e dei materiali, come il cemento, sono piuttosto lunghe anche a causa dei controlli rigidi, a livello internazionale, cui sono soggette la famiglie autorizzate». Controlli tesi a verificare che i materiali da costruzione siano effettivamente usati per la casa «e non per altri scopi». Come la realizzazione di tunnel.

8 gennaio 2015