A Gerusalemme «clima teso. Forti le restrizioni imposte da Israele»

A parlare al Sir è padre Ibrahim Faltas, vicario della Custodia di Terra Santa, nel primo venerdì del Ramadan. Situazione difficile anche per i cristiani: «Nessun permesso per la Pasqua a quanti vivono in Cisgiordania: non potranno seguire la processione delle Palme»

«Dopo 160 giorni la Terra Santa, sconvolta dalla violenza, non vede una possibile soluzione alla guerra in corso». A parlare all’Agenzia Sir, nel primo venerdì di preghiera del Ramadan – iniziato l’11 marzo -, è il vicario della Custodia di Terra Santa padre Ibrahim Faltas, che racconta di un «clima teso» a Gerusalemme, Città Santa per tutte e tre le religioni monoteiste. «Forti le restrizioni imposte da Israele – riferisce -: gli uomini che hanno meno di 55 anni e le donne che hanno meno di 50 anni non possono arrivare fino alla Spianata delle Moschee per pregare».

Il francescano racconta al Sir che di solito «nel giorno sacro per l’Islam i fedeli sono più numerosi alla Spianata delle moschee» ma quest’anno «la Città Vecchia non sarà per loro accessibile». Tra i motivi, l’appello di Hamas ai palestinesi in Cisgiordania e a Gerusalemme perché oggi ci sia «un’escalation in tutti i campi a sostegno di Gaza, Gerusalemme e della moschea di al-Aqsa, contro l’aggressione sionista».

Ma la situazione, al momento, è difficile anche per i cristiani, impegnati nel cammino di Quaresima. «Fra pochi giorni inizierà la Settimana Santa – ricorda il vicario custodiale -. Per la Pasqua i cristiani della Cisgiordania non avranno i permessi per venire a pregare a Gerusalemme e non potranno seguire la processione della Domenica delle Palme. I riti della Settimana Santa e della Pasqua sono attesi dai cristiani palestinesi perché sono momenti importanti di fede e di unità ma fino ad ora nessun permesso è stato concesso. E a fine aprile sarà Pesach, la Pasqua ebraica».

Ogni venerdì pomeriggio, spiega padre Faltas, i Francescani percorrono la Via Dolorosa per pregare la Via Crucis, particolarmente seguita nel tempo di Quaresima. «Oggi, per motivi di sicurezza e a causa di scontri nella Città Vecchia, non la faremo». E spiega il motivo: ebrei, cristiani e musulmani hanno i loro luoghi santi concentrati nello spazio della Città Vecchia. Ma, «se prima era possibile avere una certa convivenza anche durante periodi comuni di feste religiose, non posso immaginare cosa succederà in questo periodo di guerra, in un clima di continua tensione. Già in questi giorni – informa – ci sono stati attentati intorno alla città e gli scontri fra esercito israeliano e arabi sono aumentati a Gerusalemme. Abbiamo già vissuto lo scorso Natale con la tristezza di aver avuto tante perdite di vite umane, con l’impossibilità di aiutare tante persone sofferenti, avendo negli occhi immagini di distruzione e di dolore».

Nelle parole del francescano, un richiamo forte alla preghiera, nel tempo della Quaresima. «A Gerusalemme le celebrazioni e le liturgie della Passione e morte di Nostro Signore si vivono nei luoghi dove tutto è avvenuto – sottolinea -. La Quaresima è un tempo di riflessione profonda che ci porta alla vita nuova, alla risurrezione. Nel contesto doloroso di una guerra devastante – riflette – si sente più forte la necessità della preghiera, che diventa bisogno e necessità per chi ha fede. La guerra, l’odio, la discordia non consentono a chi ha fede di pregare nei propri luoghi santi e questo non è giusto. Gerusalemme è al centro della contesa: preghiamo – esorta – perché diventi centro di unità, di rispetto, di amore per tutta l’umanità».

15 marzo 2024