A Lesbo 3.800 bambini ancora senza una sistemazione

Unicef Grecia: «Vicini a trovare una soluzione provvisoria». L’impegno perché i piccoli rimasti sull’isola abbiano sostegno psicosociale e accesso all’istruzione

Una nuova struttura temporanea, a pochi chilometri dal campo di Moria devastato dalle fiamme. È l’impegno che sta portando avanti il governo greco, dopo il grande incendio che nella notte tra 8 e 9 settembre ha distrutto il più grande campo profughi d’Europa, sull’isola di Lesbo. Se ne è parlato ieri, 15 settembre, nel corso della conferenza stampa svoltasi al Palazzo delle Nazioni, a Ginevra. «Gli sforzi in corso da parte del governo greco sono certamente considerevoli», ha commentato Luciano Calestini, rappresentante di Unicef Grecia, condividendo l’annuncio del ministro per le Migrazioni e l’asilo Mitarakis di 8mila posti di accoglienza disponibili già dalla giornata di ieri. Il ministro, ha riferito Calestini, «confida che la nuova struttura potrà ospitare fino a 12mila persone in pochi giorni: in linea di principio potrebbe ospitare l’intera popolazione di Moria».

Il rappresentante Unicef ha sottolineato che «un gran numero di organizzazioni, tra cui l’Unicef, l’Unhcr, l’Oim, così come attori internazionali e locali come Medecins du Monde (Mdm), Msf, Iliaktida e molti altri, sostengono gli sforzi guidati dallo Stato greco 24 ore su 24». Ancora, è «davvero positivo – ha detto – che al sesto giorno da questo tragico evento siamo già così vicini a trovare una soluzione provvisoria». Per quanto riguarda i bambini, tutti i 406 non accompagnati già identificati, che erano stati ospitati nel campo di Moria, sono stati immediatamente accolti in un centro dell’Unicef e trasferiti a Salonicco nel giro di 24 ore dall’incendio. Altri 35 piccoli non accompagnati o separati sono stati identificati di recente e, ha continuato  Calestini, «stiamo lavorando per ricongiungerli con le loro famiglie o per garantire che vengano ricollocati immediatamente in strutture adeguate».

Restano «430 bambini non accompagnati in altre isole greche, comprese Samos e Chios, che dovrebbero essere inclusi in qualsiasi piano di ricollocazione immediata», ha proseguito il rappresentante Unicef, ricordando che «nonostante questi sforzi, 3.800 bambini rimangono a Lesbo e non hanno ancora una sistemazione adeguata e accesso ai servizi di base». Da parte sua l’Unicef, ha assicurato Calestini, «è pronta ad assicurarsi che i 3.800 bambini colpiti rimasti sull’isola possano accedere ad un immediato sostegno psicosociale e di altro tipo. E in tempi rapidi, ad assicurarsi che abbiano accesso all’istruzione». Il presidente di Unicef Italia Francesco Samengo ha ricordato che il Fondo per l’infanzia «ha lanciato un primo appello di 1,17 milioni di dollari per rispondere ai bisogni immediati e a lungo termine dei bambini e delle loro famiglie colpite dall’incendio nel campo di Moria».

16 settembre 2020