A Roma la teca con i resti dell’auto della scorta di Falcone

L’inaugurazione il 26 maggio a piazza San Silvestro. Il governatore del Lazio Zingaretti: «Monito perenne a non dimenticare la strage di Capaci e tutte le vittime innocenti delle mafie»

La teca che custodisce i resti della “Quarto Savona Quindici” – nome in codice della Croma blindata su cui viaggiavano gli uomini della scorta di Giovanni Falcone – arriva nella Capitale. La cerimonia di inaugurazione è in programma per domani, giovedì 26 maggio, in piazza San Silvestro. Interverranno il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti, il sindaco di Roma Roberto Gualtieri, Tina Montinaro, presidente dell’Associazione “Quarto Savona Quindici” e moglie del caposcorta Antonio, il prefetto Francesco Messina, direttore Centrale Anticrimine della Polizia di Stato, e Gianpiero Cioffredi, presidente dell’Osservatorio per la sicurezza e la legalità della Regione Lazio.

Sulla Croma distrutta a Capaci, il 23 maggio 1992, si trovavano gli uomini della scorta del giudice Falcone: Antonio Montinaro, Vito Schifani e Rocco Dicillo. Nelle parole del governatore Zingaretti, la teca che ne contiene i resti «è il simbolo di uno degli eventi più terribili della storia d’Italia. La Quarto Savona Quindici rappresenta un monito perenne per non dimenticare la strage di Capaci e tutte le vittime innocenti delle mafie – afferma -. Abbiamo sentito il dovere di organizzare nel trentesimo anniversario della strage di Capaci la tappa romana di un viaggio che, grazie a Tina Montinaro e alla Polizia di Stato, percorre le città dell’Italia per affermare che la memoria di uomini straordinari che hanno perso la vita per la democrazia è viva solo se tutti insieme riusciamo a trasformarla in impegno quotidiano contro tutte le mafie».

Sarà possibile visitare la teca in piazza San Silvestro dal 26 al 29 maggio e dal 31 maggio al 2 giugno. L’esposizione è promossa dalla Regione Lazio in collaborazione con il Comune di Roma, la Polizia di Stato, l’Associazione “Quarto Savona Quindici” e Acea. Per Cioffredi, presidente dell’Osservatorio per la sicurezza e la legalità del Lazio, «è un orrore raccontato attraverso una serie di dettagli che fanno storia. La storia di un viaggio che non finisce con il tritolo del 23 maggio perché continua a generare la speranza che le mafie non sono invincibili».

25 maggio 2022