A San Giovanni 94 catecumeni per l’«iscrizione del nome»

Riceveranno il battesimo a Pasqua. Il vicegerente Iannone: «Come gioisce una famiglia che si allarga, così la Chiesa che allarga i propri confini»

Riceveranno il battesimo a Pasqua. Il vicegerente Iannone: «Come gioisce una famiglia che si allarga, così la Chiesa che allarga i propri confini» 

C’è chi è arrivato in Italia dal lontano oriente. E qui ha scoperto l’amore di Cristo. C’è anche chi è nato a Roma ma soltanto da adulto ha maturato la conversione. Storie che accomunano i 94 catecumeni che riceveranno il battesimo nella notte di Pasqua. In attesa di quel giorno, sabato 4 marzo, hanno ricevuto l’elezione, durante la celebrazione presieduta nella basilica di San Giovanni in Laterano dal vicegerente della diocesi monsignor Filippo Iannone: «Come gioisce una famiglia che si allarga, perché vengono al mondo nuovi figli, così gioisce la Chiesa che, amministrando il battesimo, allarga i propri confini – ha detto loro durante l’omelia -, manifesta la vera identità della famiglia di Cristo che riesce a radunare e mettere insieme esperienze diverse nel segno di un unico Padre. Il battesimo è una porta per entrare nella vita di Cristo, per vivere la sua stessa vita».

A presentare i catecumeni è stato monsignor Andrea Lonardo, direttore dell’Ufficio catechistico e del Servizio per il catecumenato, che ha scandito uno per uno i loro nomi: «Vengono dall’Africa, dal Giappone, dall’America latina e da Roma. Si sono preparati nelle loro parrocchie negli ultimi due anni e ogni due mesi li incontro in vicariato. Sono la testimonianza che il Vangelo affascina sempre e che in Cristo si trovano risposte di vita». Qualcuno tra loro viveva in Paesi dove i cristiani erano vittime di persecuzioni, qualcun altro in passato apparteneva ad altre religioni.

Storie racchiuse in due nomi: Artan
e Caterina, marito e moglie che saranno battezzati insieme. «Da bambina non sono stata battezzata, i miei genitori appartenevano a un altro credo religioso poi abbandonato – racconta Caterina -. Negli ultimi anni ho vissuto un momento buio e in quel periodo ho scoperto il sostegno della fede, ho capito che da sola non potevo farcela». «Sono nato nel sud dell’Albania, dove vigeva allora il regime comunista che aveva bruciato tutte le chiese – ricorda Artan -. Così non sono stato battezzato. Quando avevo 17 anni sono andato in Grecia per cercare lavoro, sono rimasto lì per 12 anni e ho conosciuto mia moglie Cristina». Poi, il trasferimento in Italia e il matrimonio civile. «Insieme con lei abbiamo deciso di ricevere il battesimo, perché tutti e due avevamo la sensazione che ci mancasse qualcosa».

Toshiko invece è arrivata in Italia
dal Giappone nel 1989 per studiare all’Accademia di Belle Arti di Urbino. Lì ha conosciuto l’uomo che sarebbe diventato suo marito, un italiano di fede cattolica. «In Giappone non esiste una vera e propria religione, ma soltanto una serie di tradizioni e di filosofie dove non c’è spazio per l’amore. L’arte sacra mi ha avvicinato a Dio. Ho capito, però, che soltanto con lo stesso amore con il quale lui ci ama lo si può trovare».

Infine, la testimonianza di chi
, come don Andrea Cola, viceparroco a Sant’Ugo, si occupa della preparazione dei catecumeni: «In otto anni di sacerdozio ho accompagnato due persone al battesimo. Mi sono reso conto dell’importanza per loro di essere inseriti in una comunità. Guardando negli occhi persone battezzate da adulti ho riscoperto la bellezza di questo sacramento». Al termine del rito dell’elezione, i catecumeni si sono spostati in una cappella per una breve catechesi e per apporre la loro firma sul libro riservato a loro.

6 marzo 2017