Abusi sugli anziani, Sant’Egidio: sviluppare la rete delle relazioni

Nella Giornata mondiale, dalla Comunità arriva la richiesta di programmi per evitare l’isolamento degli over 70 e l’invito a trasformare gli istituti assistenziali in strutture aperte al mondo esterno

La popolazione anziana nel mondo continua a crescere. Gli ultimi dati parlano di 809.743.000 over 70 su 7 miliardi di abitanti. Il motivo: i progressi in medicina ma anche l’allungamento stesso della vita. Eppure «le nostre società non sembrano capaci di vivere in modo positivo la presenza di molti anziani, tanto che si è troppo diffusa una cultura che non accetta o non sa trattare la debolezza». È il commento che arriva dalla Comunità di Sant’Egidio, nella Giornata mondiale contro gli abusi sugli anziani, istituita nel 2006 dall’Organizzazione mondiale della sanità, che si celebra oggi, 15 giugno. È in questa mentalità, si legge nella nota diffusa dalla Comunità trasteverina, che «si radicano gli abusi riportati nelle cronache: truffe, mancanza di assistenza e cure adeguate, maltrattamenti, che arrivano fino all’eliminazione fisica, come avviene in Africa contro gli anziani accusati ingiustamente di stregoneria».

Impegnata in più di 70 Paesi del mondo nella difesa dei diritti degli anziani, in particolare quello all’assistenza, a partire da chi è più povero, la Comunità di Sant’Egidio lancia dunque un appello a sviluppare la rete delle relazioni sociali, fortemente frammentate «in società dove vivere da soli sta diventando un modello dominante». Allo stesso tempo l’invito è a promuovere «nuovi modelli di intervento», come il programma “Viva gli Anziani!”, iniziativa attiva da anni in varie città italiane con un monitoraggio attivo della popolazione anziana, in particolare di chi vive da solo. Il progetto, rivendicano da Sant’Egidio, ha determinato una «rilevante riduzione dei ricoveri in istituto e in ospedale con benefici evidenti sia sul miglioramento della qualità della vita che sulla riduzione dei costi dell’assistenza a carico della collettività».

Sant’Egidio invita inoltre a tutelare i diritti degli anziani, in particolare la libertà di come e dove vivere la propria vita. «In molti Paesi del mondo, soprattutto in quelli più ricchi – si legge ancora nel comunicato stampa -, l’istituzionalizzazione diventa spesso una scelta obbligata, per la carenza di servizi sul territorio e a domicilio. Inoltre, non di rado, si registrano abusi veri e propri in strutture deputate ad assicurare un’esistenza dignitosa a chi non è più in grado di condurre autonomamente la propria vita, diventando luoghi di umiliazione». La Comunità propone quindi di trasformare gli istituti in strutture aperte al mondo esterno, favorendo le visite senza eccessive limitazioni e permettendo agli anziani ospiti di uscire a loro piacimento, nel rispetto della sicurezza personale. Infine l’ultimo punto è la proposta di sviluppare forme di cohousing: «Anziani che scelgono di vivere insieme per combattere la solitudine e far fronte alle difficoltà economiche». Una risposta «umana e praticabile» all’istituzionalizzazione.

15 giugno 2018