Luca Barbarossa: «”Roma è de tutti”, non offendiamola»

Il cantautore, in concerto il 29 giugno all’Auditorium Parco della Musica per la conclusione del suo tour teatrale, racconta la “sua” città con la lingua dell’intimità familiare e domestica. La lingua dell’anima

«Roma è de tutti/ De chi c’è nato e de chi ce viene/ De chi in saccoccia non c’ha ‘no scudo e de chi sta bene/ Roma è ‘na madre che co’ ‘no sguardo già te capisce/ Si sei sincero col core in pace, non te tradisce». Inizia così la dedica di Luca Barbarossa alla Città Eterna, contenuta nel suo ultimo album, che ha dato, oltre che il senso a tutto il nuovo progetto, anche il titolo al relativo tour che farà tappa il 29 giugno alla cavea dell’Auditorium Parco della Musica di Roma. Un percorso partito sul palco dell’ultimo Festival di Sanremo, dove Luca – con “Passame er sale” – ha portato il romanesco in gara per la prima volta nelle 68 edizioni del Festival. Trentasette anni dopo “Roma spogliata”, oggi Barbarossa canta: «Roma è un paese ma con milioni de persone/ E sarvo ognuno, ogni capoccia un’opinione / Roma è un delirio che a stacce dentro c’è vo pazienza / Chi l’abbandona poi cià ritorna in penitenza». Un modo diverso di raccontare Roma, con una consapevolezza sottolineata proprio dal dialetto che, a sentirlo bene, è soprattutto la lingua dell’intimità familiare e domestica, la lingua dell’anima, comprensibile da chiunque; un escamotage che svela quell’essere a tratti indolenti, a tratti sornioni o pungenti, che contraddistingue «chi romano è o si sente».

Nell’album “Roma è de tutti”, uscito lo scorso febbraio per Margutta ‘86/Sony Music, viene raccontato proprio un grande amore per la città eterna, con le sue storie di quartiere e i suoi racconti di vita quotidiana, a volte ironici, come nelle canzoni “La dieta”, “La pennica” e “La mota”, altre drammatici, come in “Madur – morte accidentale di un romano” e “Se penso a te”, altre ancora sentimentali, come nella bella ballad sanremese. Storie che nel disco sono raccontate anche insieme ad artisti ospiti (Fiorella Mannoia in duetto nella track list e Alessandro Mannarino in duetto in “Madur”) e che durante il fortunato tour teatrale, sono arrivate tra la gente, lungo tutta la penisola, da Bari a Milano. Nel live del 29 giugno, i brani saranno arrangiati in chiave acustica, una scelta condivisa con la band di cui fanno parte anche i due produttori del disco: Maurizio Mariani al basso e Francesco Valente alle chitarre, insieme ad Alessio Graziani alle tastiere e Piero Monterisi alla batteria. Sul palco, a sorpresa, saliranno anche alcuni amici e Luca, come sempre nei suoi concerti, porterà con sé un intero mondo: dagli echi dei suoi esordi come musicista di strada a metà degli anni Settanta al successo popolare degli anni Ottanta e Novanta, dalle indubbie doti autorali (ha scritto canzoni per Mannoia, Pavarotti, Morandi e Turci) all’affabilità quando veste i panni dell’intrattenitore ironico, ed empatico, che conosciamo dalle sue numerosi conduzioni radio e tv. Ed è proprio al termine di un trasmissione radiofonica che lo abbiamo intervistato.

Hai cantato “’Roma è de tutti” in giro per l’Italia. Come è stata accolta la tua Roma?
C’è stata una reazione sorprendente, che poi sorprende fino a un certo punto, nel senso che ero sicuro di quello che andavo a fare. Il suono della lingua che uso nell’album è comprensibile a tutti, infondo il romano non è una lingua, se lo è stata, è successo nell’Ottocento, con Gioacchino Belli, ma oggi è un accento, una pigrizia verbale, sovrapponibile all’italiano, lo capiscono ovunque. Tant’è che il pubblico cantava con me “Passame er sale” anche a Belluno, Rimini o Bari, ed è stato divertente. Questo forse perché le storie che racconto riguardano la cultura popolare e si somigliano in qualunque posto del mondo accadano.

Nel 1980 avevi 19 anni e hai scritto Roma spogliata. Con che occhi guardi Roma adesso?
Sempre con gli occhi dell’amore, certo oggi c’è anche esasperazione perché vedo una città profondamente ferita, offesa. Offesa (lo ripete a malincuore, scandendo, ndr). Offesa nel suo decoro, nella sua bellezza, nella sua storia. Roma viene offesa ogni giorno da tutti, sia dai cittadini, quelli che si comportano in maniera incivile, sia dalla politica che definire cialtrona, sciatta, distratta è poco. E non mi riferisco solo all’ultima amministrazione, anche se da questa in particolare aspettiamo ancora segnali. Uno poteva essere lo stadio!

Nell album usi il dialetto anche per toccare il tema delle periferie, come in Madur – morte accidentale di un romano, in duetto con Alessandro Mannarino, che racconta la vicenda di un ragazzo di colore aggredito e ucciso da un “branco” in una stazione della metropolitana. Oltre il degrado anche l’indifferenza?
Viviamo un momento devastante, ovunque, non solo a Roma; le persone non vengono più considerate per quello che sono, cioè essere umani, ma numeri da spargere in quota nei Paesi europei per infastidire il meno possibile. Abbiamo tirato fuori una vena di razzismo che forse sotto traccia c’era, ma era sopita. Sono molto preoccupato per quello che accade, stiamo reagendo male a un problema epocale nato per una distribuzione delle risorse scellerata e ora i nodi vengono al pettine. Non voglio sembrare moralista, o buonista, però quando ci sono dei bambini non accompagnati in balia delle onde del mare, mentre i politici si mettono d’accordo, dovremmo riflettere tutti quanti e immedesimarci in quei bambini. Noto che spesso c’è una disonestà intellettuale che fa sentire superiori per il fatto di essere nati in Italia, mentre è solo una casualità. La nazionalità non è un valore, lo è comportarsi da esseri umani.

C’è anche molta leggerezza nell’album, come l’omaggio ai piatti tipici romani, con il pretesto della chiusura di una storia d’amore, ne “La dieta”, il tuo ultimo singolo: tu cucini veramente?
Io cucino e me la cavo anche abbastanza bene, soprattutto con i primi piatti. Sono sempre stato un “pastasciuttaro” ma la vita poi mi ha punito e da qualche anno ho scoperto di avere un intolleranza al glutine. Mi consolo pensando che, tutto sommato, alla mia età va anche bene, perché è più difficile restare in forma. Faccio sport, gioco a tennis, e almeno non sono tentato dal cestino del pane al ristorante!

C’è anche una ninna nanna Lallabai, ispirata alle note di “Lullaby” di J. Brahms. Che padre sei?
Spero di essere un padre meno invadente possibile. Oggi i genitori incombono nella vita dei figli, ai miei tempi non ce se filava nessuno! Spero di essere uno stimolo per i miei figli. Come tutti i genitori sono destinato a commettere errori ma sto cercando di non stroncare i loro sogni, le loro passioni. Abbiamo avuto padri severi, che hanno fatto fare ai figli quello che avrebbero voluto fare loro, vivendo una vita di frustrazioni. Io cerco di ascoltare molto i miei figli, e capire cosa li fa stare bene, che non vuol dire far trovare la pappa pronta ma metterli nelle condizioni di arrivarci.

Come sarà questo concerto romano? Un caso che sia in un giorno di festa importante per Roma?
Tra le date disponibili, abbiamo scelto questa perché ci piaceva l’idea della festa dei patroni di Roma, che calzava con l’album in romanesco. Sarà un concerto speciale perché fa da ponte tra il tour invernale e quello estivo. Non posso svelare chi ci sarà ma avrò diversi ospiti con me sul palco a cantare insieme: amici che appartengono alla mia storia.

15 giugno 2018