Accordo Israele – Hamas, il Custode Patton: «Rendere Gaza nuovamente vivibile»

Per padre Patton «è importante che, in questa fase, i due contendenti non vengano lasciati soli». L’auspicio di un risvolto positivo anche in Cisgiordania. Il parroco della Striscia Romanelli;: «Tutti sperano nella tenuta della tregua»

Da ieri sera, 15 gennaio, Gaza è in festa per il raggiungimento dell’accordo tra Israele e Hamas, mediato da Usa, Qatar ed Egitto. Molti i palestinesi in strada, fuori dall’ospedale al-Aqsa, a Deir el-Balah, così come in altre zone dell’enclave palestinese. Ed è festa anche per i circa 500 rifugiati accolti nella parrocchia latina della Sacra Famiglia. «Siamo tutti molto contenti – conferma il parroco padre Gabriel Romanelli, raggiunto dal Sir -. Ora la gente comincia a nutrire la speranza di ritornare nelle proprie case, per chi ancora le ha, e di capire cosa sia rimasto e come ricostruire e ripartire. Per tutti – aggiunge – significa anche tornare a vivere senza l’incubo continuo di aerei, bombe, combattimenti e violenza. Tutti sperano nella tenuta della tregua anche se sappiamo che sarà un percorso molto lungo e complicato».

Questa mattina, 16 gennaio, la comunità cattolica guidata da Romanelli ha celebrato una Messa di ringraziamento per la tregua – dopo la preghiera di pace di ieri sera -, pregando anche «per tutti gli operatori impegnati sul campo a garantire sollievo alla popolazione. Ringraziamo tutti quei milioni di persone che nel mondo si impegnano per essere chiamati figli di Dio», sono ancora le parole del francescano.

«All’ufficializzazione segua, adesso, anche la realizzazione». È l’auspicio del Custode di Terra Santa padre Francesco Patton, raccolto anche questo dal Sir. «Voglio sperare che da domenica si comincino realmente a liberare ostaggi e prigionieri e che, da qui, prenda avvio un percorso, sicuramente lungo, di stabilizzazione per rendere Gaza nuovamente vivibile e, al tempo stesso, governabile».

Nell’analisi del Custode, l’accordo raggiunto «ha trovato ulteriore spinta dall’elezione di Donald Trump. Vedremo se questo cambio di passo segnerà anche una nuova fase politica a livello di governo israeliano. È importante – prosegue – che, in questa fase, i due contendenti non vengano lasciati soli. La comunità internazionale, che ha brillato per la sua assenza in questi lunghi mesi di guerra, ora deve far capire a tutti che esiste ancora e che mantiene una capacità costruttiva». In ogni caso, avverte, «la tregua a Gaza non deve diventare il pretesto per fare della Cisgiordania una nuova Gaza».

Il pensiero di Patton va ai «gruppi radicali palestinesi attivi attualmente in Cisgiordania», ai quali rivolge l’invito a fare tesoro di quanto accaduto a Gaza in questi mesi di guerra. La speranza è che «l’effetto della tregua a Gaza abbia un risvolto positivo anche in Cisgiordania». Poi, guardando alle famiglie degli ostaggi israeliani, parla di una possibile «apertura alla speranza dopo lunghi mesi di tentativi vanificati di liberare queste persone. Ma – ammonisce – sarebbe il caso che le parti in causa, da questa vicenda terribile e dolorosissima, imparassero che non si può più andare avanti così, perché proseguire significherà aggiungere sofferenza alla sofferenza, paura alla paura e incertezza sul futuro all’incertezza sul futuro. Se si vuole garantire un futuro a tutti, l’unica via d’uscita – rimarca – è l’accettazione reciproca». Un concetto, questo, affermato anche dalle famiglie degli ostaggi. «È la posizione realistica di persone che, nella sofferenza, hanno maturato un’idea diversa: dalla sofferenza condivisa e riconosciuta può venire una via all’accettazione reciproca».

Il Custode si sofferma anche sulla questione degli aiuti umanitari per la popolazione di Gaza, mettendo il guardia dal «rischio che diventino oggetto di saccheggi e ruberie compiute da bande armate. Per evitarlo – prosegue – è necessario dare a Gaza una qualche forma di governabilità, un minimo di struttura, sia amministrativa che di polizia. La popolazione è allo stremo – riferisce -, per questo motivo bisogna che ci sia qualcuno che non solo permetta l’ingresso dei camion, ma che li accompagni e gestisca una distribuzione ordinata dei beni che portano». Potrebbero esesre le Nazioni Unite, suggerisce, «o corpi internazionali sul modello dell’Unifil in Libano, capaci di guadagnarsi la fiducia della popolazione e di evitare che la tregua venga sabotata da quelli che, da una parte o dall’altra, ancora non hanno capito che bisogna cambiare sistema».

16 gennaio 2025