Al Teatro Vittoria in scena la Kobane di Zerocalcare

Fino al 15 dicembre “Kobane calling on stage”, tratto dal fumetto, dedicato al popolo curdo e a Lorenzo Orsetti, morto nel 2019 combattendo l’Isis

Debutto romano ieri, 5 dicembre, al Teatro Vittoria – dove resterà fino al 15 dicembre -, per “Kobane calling on stage”, tratto dal fumetto di Zerocalcare. Michele Rech, alias Zerocalcare, romano d’adozione, di Rebibbia, è seduto tra il pubblico mentre sul palco un attore della Compagnia dell’Imbarco impersona anche lui. «In sala c’è anche mia madre», dice Michele Rech a Carlotta Mangione, che l’ha impersonata prima di diventare una guerrigliera del Pkk, una madre curda e Nevroz Kobane. La giovane attrice è un po’ tesa. Zerocalcare aggiunge: «Sono curioso, però per me le sei piaciuta. C’era anche mio padre». Adesso si agita anche Alessandro Marmorin, che ha impersonato il padre e altri personaggi. In tutto 13 attori sul palco per una storia che «passa in tv e sui giornali quando succede qualcosa di particolare e drammatico. Dopo una settimana non se ne parla più. Invece è importante che resti sotto i riflettori», sottolinea Zerocalcare. Lo spettacolo è dedicato al popolo curdo e a Lorenzo Orsetti, morto a Baghouz il 18 marzo 2019 combattendo contro l’Isis.

Il progetto “Graphic Novel Theater” nasce in collaborazione con Lucca Comics & Games (il più grande e importante festival europeo del fumetto e non solo) e Bao Publishing. Sul palco, le valige e i sacchi di iuta; come sfondo i fumetti di Zerocalcare. Non mancano i suoni onomatopeici dei fumetti per indicare il rumore dei diversi colpi che Curdi, Isis e Americani si scambiano. Battute in romanesco per spiegare dove e perché i Curdi combattono. Un pubblico molto giovane in sala. Un gran lavoro per il regista Nicola Zavagli e la direttrice artistica Beatrice Visibelli. Sul palco a fine spettacolo anche Emanuele Vietina, direttore generale di Lucca Crea, e il rappresentate del popolo curdo in Italia.

Lo spettacolo racconta i viaggi che Michele Rech e i suoi amici hanno intrapreso nel 2014 e nel 2015 per raggiungere prima Kobane, il campo profughi e poi Rojava. Il debutto del fumetto avviene sulla rivista Internazionale nel 2015, all’indomani del primo viaggio sul confine turco-siriano. «I Curdi con la loro resistenza proteggono i confini e impediscono l’avanzata dell’Isis – dice una delle combattenti durante lo spettacolo -. La religione non c’entra perché in nessuna religione si commettono queste atrocità. Noi seppelliamo i morti di tutti, anche i loro». Il fumetto è un linguaggio che riesce a sintetizzare il messaggio, a renderlo meno complesso e ad arrivare ai più giovani. Tutto si sintetizza in una domanda che Zero si fa sulla scena: «Perché sto qua?». E si risponde: «Perché il centro del mondo non è più casa mia ma il Kurdistan. Le guerre sono dovute a contraddizioni. Nei campi profughi ci sono i bambini e gli anziani, i giovani combattono, anche le donne. Questo popolo ora combatte contro i Turchi ma soprattutto per difende i diritti e la parità di genere».

Nicola Zavagli, Nastro d’argento per “Belle al bar”, si rilassa a fine spettacolo. «Questo debutto romano è una grande soddisfazione. Recitare in dialetto romanesco, vicino alla sede del popolo curdo a Roma, con il loro rappresentante a fine spettacolo sul palco per parlare al pubblico. Ho sentito che tutti hanno colto sia il dolore dei Curdi che il lato umoristico del racconto. Toccare entrambi è il massimo per un regista. Per tanti giovani è la prima volta che vanno a teatro non costretti. È un’opera coraggiosa portare in tutta Italia questa commedia in dramma. L’abbiamo potuto fare grazie alla direzione artistica di Beatrice Visibelli». Produrre romanzi a fumetti in forma teatrale è una bella sfida. Lo è tutto lo spettacolo in cui si rompono gli schemi del teatro con gli attori che scendono fino in platea per mimare sé stessi che guardano le macerie di Kobane dai tetti e dicono: «Questa città deve restare ancora così per testimoniare con le sue macerie. Quando tira il vento si sente l’odore della morte». E ancora: «Rojava è ricca di petrolio ma noi vogliamo rispettare la natura e vivere non sfruttando il petrolio». L’unica immagine a colori è di Cappuccetto rosso, la giovane curda morta combattendo, che sorride tra i monti.

6 dicembre 2019