Al via il progetto “Antenne Sociali” contro il disagio

L’obiettivo sarà quello di captare i segnali delle fragilità sul terriotrio e lavorare sulla qualità delle relazioni offrendo ascolto 

L’obiettivo sarà quello di captare i segnali delle fragilità sul territorio e lavorare sulla qualità delle relazioni offrendo ascolto 

Generare esperienze di cittadinanza attiva contro il disagio e le solitudini. Questo è l’obiettivo del progetto “Antenne sociali” promosso da Anteas (Associazione nazionale tutte le età attive per la solidarietà) in collaborazione con Fitus (Federazione italiana per il turismo sociale), con il supporto delle Anteas regionali e dei livelli di maggiore prossimità, corrispondenti a un territorio più circoscritto, come paese, cittadina, quartiere. Domani alle 9.30 la presentazione del progetto all’Auditorium di via Rieti, 13.

«Intendiamo sperimentare una modalità
diretta a ridurre i rischi che storie di solitudine e auto-isolamento finiscano fuori radar, ritornando visibili alla comunità solo quando diventano realtà di disagio estremo, come ad esempio anziani abbandonati a loro stessi, che vivono in case, diventate con il tempo delle vere e proprie gabbie, da cui non riescono ad uscire» spiega Sofia Rosso, presidente nazionale di Anteas.

I luoghi di vita degli espulsi
«esigono con forza di essere riconosciuti sul piano concettuale». Ricorda la sociologa Saskia Sassen in Espulsioni. Brutalità e complessità nell’economia globale. «Sono realtà sotterranee che devono essere portate alla luce. Sono potenzialmente i nuovi spazi (territori, ndr) in cui agire, in cui creare economie locali, nuove storie, nuovi modi di appartenenza».

«Si tratterà infatti, di far
crescere le capacità di captare i segnali delle fragilità» sottolinea Sofia Rosso, nonché «stimolare a lavorare sulla qualità delle relazioni con i soggetti più fragili, offrendo loro ascolto attivo, oltre che, concrete prestazioni di servizio», favorendo al tempo stesso «un lavoro di rete più strutturato e continuativo, chiamando in causa soggetti già presenti in un dato territorio per sperimentare insieme protocolli di azione comune» conclude la presidente di Anteas.

 

11 luglio 2016