Aleppo, il grazie per il dono di Francesco per i poveri

Il vicario apostolico Abou Khazen: «Non ci sentiamo soli, sappiamo di essere parte di una grande famiglie che è la Chiesa di Cristo»

Il vicario apostolico Abou Khazen: «Non ci sentiamo soli, sappiamo di essere parte di una grande famiglie che è la Chiesa di Cristo». Casa e lavoro le priorità

Centomila euro per i poveri di Aleppo. È il dono di Francesco, al termine degli Esercizi spirituali della Curia romana, per la città martire siriana, per la quale ha celebrato anche una Messa. La notizia è arrivata in Siria, al vicario apostolico di Aleppo dei latini George Abou Khazen, «dal mio confratello padre Giulio Michelini chiamato dallo stesso Papa Francesco a guidare gli Esercizi spirituali della Curia romana. È stata sua – riferisce il presule – l’idea di leggere durante i pasti alcune pagine del libro del parroco di Aleppo, padre Ibrahim Alsabagh, intitolato “Un istante prima dell’alba”, dove racconta le cronache di guerra e di speranza da Aleppo».

Il primo sentimento è la gratitudine. «Non ci sentiamo soli, non ci sentiamo abbandonati – dichiara Abou khazen – ma sappiamo di essere parte di una grande famiglia che è la Chiesa di Cristo. Questo ci dona coraggio e speranza e la forza di sopportare tante cose. Siamo felici e non vediamo l’ora di dirlo ai nostri fedeli rimasti qui in città». Innegabili i segnali di miglioramento, riferisce, a partire dalla sicurezza. «Da qualche giorno sta tornando in alcuni quartieri cittadini l’erogazione di energia elettrica e aspettiamo anche quella dell’acqua. Ma i bisogni materiali restano enormi».

Tra le priorità individuate da Abou Khazen il lavoro e la casa. È in questa direzione che i 100mila euro potrebbero essere impiegati. «Se un padre di famiglia riesce a lavorare e a rimettere in sesto la sua casa, non lascerà Aleppo. Speriamo che presto cominci la ricostruzione che porterà tanto lavoro. Purtroppo – ammette – ci sono ancora tante famiglie cristiane che partono». La speranza è che «questo gesto del Papa, la vicinanza di tutta la Chiesa possa spingere tante nostre famiglie a tornare» e sia visto anche come «un messaggio alla diplomazia perché possa trovare una soluzione giusta e pacifica a questa guerra che nessuno vuole».

13 marzo 2017