Ambiente: i progetti Avsi in Uganda, Kenya e Burundi

Le iniziative di cooperazione allo sviluppo, all’insegna dell’economia circolare, segnalate in vista della Giornata mondiale dell’ambiente, il 5 giugno

216 progetti di cooperazione allo sviluppo in 33 Paesi, con oltre mille partner locali: sono i “numeri” dell’Avsi, ong accreditata presso Onu e Ue, che in vista della Giornata mondiale dell’ambiente del 5 giugno segnala alcuni dei suoi programmi in Uganda, Kenya e Burundi, per una cooperazione allo sviluppo sempre «più green e creativa». A cominciare da “Il riscatto delle larve” che trasformano i rifiuti organici in mangime e fertilizzanti, sviluppata a Kampala, in Uganda, nell’ambito del percorso Coopen promosso da Innovazione per lo sviluppo, programma di Fondazione Cariplo e Fondazione Compagnia di San Paolo. L’ong ha promosso l’utilizzo delle larve Black Soldier Fly, che, spiegano, si cibano dei rifiuti organici, vengono poi raccolti, essiccati e trasformati in mangimi proteici ad alta qualità per la produzione animale. Un esempio di economia circolare che ha lo scopo di diffondere l’utilizzo di mangimi e fertilizzanti sostenibili nati dal riciclaggio dei rifiuti organici urbani per i piccoli agricoltori.

Nella contea di Meru, regione a vocazione agricola del Kenya, Avsi sta portando avanti invece, con i fondi della cooperazione italiana, il progetto Maziwa per migliorare la produzione di latte attraverso l’utilizzo dell’energia solare per la sua lavorazione e per il riscaldamento dell’acqua. Rientrano nel progetto anche corsi di formazione sulla conservazione per ridurre lo spreco di latte e la creazione e uso di biodigestori per trasformare il letame animale in energia (biogas) da utilizzare per l’illuminazione e la cottura dei cibi e in liquami biologici da utilizzare come fertilizzanti. Ancora, in Burundi l’ong è impegnata nel progetto Umuco W’Iterambere, finanziato dall’Ue. Lo scopo: «Migliorare l’accesso all’energia con sistemi moderni, efficienti e sostenibili» per gli utilizzi abitativi della popolazione locale, i servizi sociali essenziali e le attività economiche. Tutto questo grazie all’istallazione di 11 impianti di produzione di energia fotovoltaica per centri di salute, di 25 sistemi di produzione di energia fotovoltaica per le scuole (Energy Hubs), di 12 stazioni multiservizio per un utilizzo produttivo dell’energia per i bisogni della popolazione locale e alla vendita di fornelli migliorati per la cottura dei cibi nelle case a 11mila persone per diminuzione di emissioni di CO2.

4 giugno 2021