Ambrogio Sparagna canta San Filippo Neri

Tra i 130mila volumi della Biblioteca Vallicelliana l’incontro organizzato dal Servizio diocesano per la cultura e l’università. Monsignor Lonardo: «Un santo che ha formato, cambiandola, la città di Roma»

La vita di San Filippo Neri, la musica popolare e l’esecuzione dal vivo delle Laudi di “Pippo il Buono” con il coro della Chiesa Nuova e il maestro Ambrogio Sparagna, gli ingredienti del secondo appuntamento di “Roma by night” organizzato dal Servizio per la cultura e l’università del Vicariato di Roma in collaborazione con l’Ufficio catechistico. A fare da cornice all’incontro di venerdì 23 novembre la Biblioteca Vallicelliana che vanta una collezione di 130mila volumi, di cui 3mila manoscritti e alcuni incunaboli. Sono presenti, inoltre, raccolte di incisioni e di antiche fotografie e una specificità è costituita dalle collane delle opere appartenute a san Filippo Neri conservate nella libreria come ha illustrato la direttrice Paola Paesano.

Tema dell’incontro è stato “La cultura per il popolo di san Filippo Neri”. Monsignor Andrea Lonardo, direttore del Servizio diocesano per la cultura e l’università e padre Maurizio Botta della congregazione dell’Oratorio di San Filippo Neri hanno abbattuto alcuni cliché sulla vita del santo della gioia proposti dalle fiction televisive. Don Andrea ha spiegato che sul piccolo schermo viene «a torto identificato come il santo dei bambini» ma in realtà lui è stato molto a contatto con «i giovani e gli adulti». Arrivato a Roma quando era ancora laico fu accolto in casa da Galeotto Del Caccia e iniziò a insegnare latino ai figli dell’uomo. Fiorentino di origine era molto colto e una volta divenuto sacerdote iniziò ad istruire i suoi fedeli tramite il canto, il racconto delle storie dei santi e i pellegrinaggi.

«Ha voluto davvero formare la città – ha aggiunto monsignor Lonardo -, gli storici dicono che quando è morto Roma era cambiata radicalmente». Ha quindi illustrato come si svolgeva la vita in oratorio, luogo di preghiera fondato da san Filippo e poi ripreso da san Giovanni Bosco, e dei pellegrinaggi delle sette Chiese attraverso i quali illustrava ai pellegrini la storia del luogo intrecciata con la vita di Gesù. «Amava raccontare le vite dei testimoni e la storia di Roma». A fare da sfondo ai pellegrinaggi i canti spesso intonati dallo stesso Filippo e la musica popolare si trasforma in Lauda. Preghiera, Parola e canto le tre direttrici «seguite da san Filippo nell’oratorio» ha detto Botta. Le laudi oratoriane hanno la struttura del canto popolare e hanno l’obiettivo di «trasmettere la fede senza perdere nulla né dal punto di vista della profondità teologica né della poesia – ha aggiunto padre Maurizio il quale ha partecipato in prima persona all’esecuzione di alcuni brani -. Oggi abbiamo un incomprensibile complesso di superiorità rispetto a questo tipo di musica».

Il primo dei quattro brani eseguiti dal maestro Sparagna è stato “Scrupoli e malinconia lontani da casa mia” preghiera che spesso ripeteva san Filippo. Per Sparagna esiste «un rapporto fondamentale nella storia della cultura italiana tra testo scritto e orale» che affonda le sue radici nella lauda popolare il cui primo interprete fu san Francesco d’Assisi. Il musicista, virtuoso dell’organetto, cresciuto nel solco della tradizione musicale popolare, ha spiegato che nel suo lavoro ha sempre cercato di «mantenere un senso di contemporaneità dei testi cambiando la musica a seconda dei tempi. C’è il predominio della parola e la musica è subordinata a questo desiderio perché lo scopo principale del canto popolare è proprio quello di raccontare». Il prossimo appuntamento con Roma by Night sul tema “La storia della medicina negli ospedali di Roma” è per il 14 dicembre alle 20.15 nel Museo Storico dell’Arte Sanitaria.

 

 

26 novembre 2018