Anastasia: «Carceri affollate, investire nel territorio»
Il tasso di sovraffollamento medio in Italia è del 127%, nel Lazio del 138%. Il garante regionale: «La detenzione non può essere il surrogato dei servizi sociali»
Sul sito del Garante dei detenuti del Lazio si legge che alla fine del 2023 «il numero di detenuti presenti negli istituti penitenziari del Lazio è stato pari a 6.537, con un incremento di 604 unità rispetto ai 5.933 di inizio anno». Vale a dire che il tasso di crescita è stato +9,4%. «In tutta Italia – prosegue il report – il numero di detenuti presenti alla data del 31 dicembre 2023 era pari a 60.166: sono cresciuti di 3.970 unità in un anno (+7,1%)». Il tasso di sovraffollamento medio nelle carceri in Italia è del 127%, nel Lazio del 138%. Per ogni cento posti disponibili, ci sono 27 detenuti in più nelle carceri, 38 nel Lazio.
Una condizione che si rivela di fatto un aggravio di pena, di cui abbiamo parlato con il Garante dei diritti dei detenuti per la Regione Lazio, Stefano Anastasìa, tra i fondatori dell’Associazione Antigone nel 1991 e docente di Filosofia del diritto presso l’Università telematica Unitelma-Sapienza. Per lui la questione è chiara: «Il carcere non può essere il surrogato dei servizi sociali». «Se la cultura diffusa è una cultura che pensa che le devianze sociali debbano stare in carcere, più carceri abbiamo e più ne riempiamo», spiega. «Dagli anni ‘90 ad oggi siamo passati da 35 mila a 51 mila posti ma il sovraffollamento è cresciuto ancora di più». Ma persone che non possono stare fuori ce ne sono: «I criminali pericolosi, o quelli in grado di fuggire, alterare le prove o reiterare il reato o quelli legati alla criminalità organizzata saranno quante? Trentamila persone? Ma le altre 30 mila ci stanno perché non sappiamo dove metterle fuori. Dobbiamo scegliere di investire sul territorio non nelle carceri».
È bene ricordare che in Italia ci sono diverse opzioni alternative al carcere, solo che sono scarsamente applicate: «Sì, sono alternative che frequentemente si hanno subito dopo la decisione sulla pena – spiega Anastasìa –. Ci sono persone condannate a pene brevi che essendo in condizioni sociali, relazionali, e con sostegni familiari, con casa, lavoro, che riescono a scontare le pene brevi non in carcere ma al domicilio o in altre strutture. Invece ci sono tutti gli altri che entrano in carcere e hanno difficoltà poi ad accedere alla misura alternativa, che è uno dei problemi principali del nostro sistema penitenziario». È come se ci fosse un bivio: chi prende la strada del carcere poi fa fatica ad uscirne, mentre invece chi riesce sin dall’inizio della sua pena ad accedere alle alternative può scontare la pena fuori dal carcere in condizioni sicuramente più dignitose, meno invalidanti.
Ma chi sono quelli che “restano dentro”? Leggendo il report saltano agli occhi innanzitutto gli immigrati. «Hanno meno strumenti per difendersi in giudizio – sottolinea il Garante -, hanno meno risorse per poter accedere a delle alternative e quindi finiscono più facilmente in carcere. Non a caso quei dati si potrebbero incrociare con le pene inflitte ai detenuti». Vale a dire? «Gli stranieri hanno livelli di pena molto più bassi rispetto agli italiani: gli italiani – osserva Anastasìa – finiscono in carcere solo se fanno reati molto gravi o se vengono da ambienti di marginalità sociale. Gli stranieri vanno in carcere sempre».
Nell’insieme il 2023 è stato un anno di peggioramento della situazione carceraria: meno permessi premio per le festività, revoca del permesso di comunicare più frequentemente coi familiari accordata durante il Covid (oggi ridotto ad una telefonata a settimana), obbligo di restare in cella se non si ha una attività da svolgere, ma a causa degli scarsi organici vuol dire che il pomeriggio si passa in cella «invece ci dovrebbero essere occasioni di formazione, di cultura ma anche di svago», dice ancora Anastasìa. Unico miglioramento è il tasso di suicidio. Infine il tema dei bambini in carcere, non meno importante degli altri. «È un grande problema, perché ovviamente è qualcosa che ha un impatto sulla loro crescita. Qui abbiamo due diritti dei bambini: uno, quello di stare con la propria madre, e due, quello di stare fuori dal carcere», il tema è conciliarli.
15 gennaio 2024

