Antonio de Curtis, “Il principe poeta”

Presentato il volume che raccoglie l’opera poetica e lirica di Totò, a cura della nipote Elena Anticoli de Curtis e di Virginia Falconetti. Enzo Decaro: «Ho sempre sospettato che per lui la poesia avesse un grande valore»

«Frattaglie di casa». È così che Elena Anticoli de Curtis definisce con evidente affetto le poesie del nonno, raccolte tutte per la prima volta nel volume “Il Principe poeta”, prezioso collage – con 5 inediti – dell’opera poetica e lirica dell’indimenticabile Totò, da lei curato insieme a Virginia Falconetti. «In queste pagine – spiega – c’è infatti Antonio de Curtis più che Totò. C’è l’uomo accorto alle   problematiche della società. Ma non solo: c’è anche il ricordo dei luoghi dove si ritirava per riflettere, come Rapallo, Capri o la Provenza francese, nel tentativo di uscire, così, dal fracasso della sua vita».

A presentare il libro al pubblico romano, il 22 gennaio, oltre alla nipote del grande attore napoletano, c’era, tra gli altri, anche Enzo Decaro che da alcuni anni porta nei teatri proprio le poesie del “principe della risata” ed è stato lui a convincere Elena a non lasciare andare persa una tale eredità. «Ho sempre sospettato che per Totò la poesia avesse un grande valore – racconta l’attore, partner di Massimo Troisi ne “La Smorfia” e oggi popolare volto della fiction italiana -. Troppo spesso nei suoi film c’era infatti il momento poetico che non “ci azzeccava” con tutto il resto. Regista lucido, in quei momenti Antonio de Curtis si serviva di Totò per fargli dire cose che a lui stavano a cuore». Come in “Siamo uomini o caporali” dove, «quasi come un francobollo isolato» perché estraneo al tono del film, «il pensatore e filosofo Antonio fa dire a Totò che l’umanità lui la divide tra uomini e caporali», categoria, quest’ultima, per fortuna minoritaria, fatta di coloro «che sfruttano, che tiranneggiano, che maltrattano, che umiliano», e che «a qualunque ceto essi appartengano, di qualunque nazione essi siano», in comune «hanno tutti la stessa faccia, le stesse espressioni, gli stessi modi. Pensano tutti alla stessa maniera». Ecco, ed è qui il genio di de Curtis: «Caporale si nasce, non si diventa».

Profondamente rivoluzionario, contrario all’ordine costituito, quando tracotante e ingiusto, «Antonio de Curtis – continua Decaro – incontra Totò quando la salute era già malferma, con quest’ultimo che toglie la maschera irriverente e rivela il volto di una persona profonda che Pier Paolo Pasolini, altro uomo contrario all’ordine vessatorio, aveva intuito affidandogli gli ultimi film». L’amara beffa è che «dopo aver girato 106 pellicole in tutta la sua carriera, soltanto in quest’ultimo scorcio di vita Totò verrà riconosciuto come “attore esordiente”».

Pubblicato dalla casa editrice napoletana Colonnese Editore, il libro – che si apre con la prefazione del  giornalista Rai Vincenzo Mollica – contiene 72 poesie e 49 canzoni, arricchite da materiale iconografico d’epoca e da una selezione di spartiti originali. “Il Principe Poeta” è anche un libro multimediale: consente infatti di ascoltare la voce di Totò o di altri artisti per i titoli che presentano l’immagine del QR code. «Nel tempo in cui tutti hanno un’opinione e nessuno vuole ascoltare, un libro di poesie ci sembrava anacronistico», così Virginia Falconetti. Ma «nel tempo in cui nasi e bocche sono tutti uguali, il racconto del mento storto più famoso d’Italia» è un dono prezioso.

23 gennaio 2019