Approvato il decreto migranti. Allarme per le misure sui minori non accompagnati

A esprimerlo è Save the Children, che mette in guardia dal rischio di riduzione delle tutele. Milano: «Grave peggioramento nel campo dei diritti dei minorenni»

Approvato ieri, martedì 28 novembre, dalla Camera dei deputati il decreto migranti – il “Cutro 2” -, con 162 sì, 106 no, 2 astenuti. Il provvedimento, che tra le varie norme contiene quella che consente di tenere reclusi gli over-16 nei Centri di detenzione per adulti fino 5 mesi, passa ora al Senato per completare l’iter di conversione in legge. Ma è proprio sulle misure relative ai minori che lancia l’allarme Save the Children.

Dall’organizzazione parlano di «preoccupanti emendamenti» rispetto al testo originario del decreto, «che vanno a peggiorare ulteriormente la condizione dei minorenni, determinando una pericolosa riduzione delle garanzie per loro previste dalla legge 47 del 2017 e aumentando i rischi per la loro incolumità e i loro diritti fondamentali». Emendamenti entrai nel testo approvato, modificato in Commissione Affari costituzionali.

Si tratta, per Save the Children, di un «rilevante arretramento» rispetto alla normativa italiana vigente, che proprio con l’approvazione della legge 47 – la legge Zampa, volta a rafforzare le tutele garantite ai minori stranieri non accompagnati – «ha rappresentato un esempio di civiltà in Europa, fondandosi sul diritto per ogni minore migrante di essere considerato prima, e sopra ogni cosa, un minorenne e quindi godere degli stessi diritti fondamentali al pari dei coetanei italiani ed europei».

Nonostante le richieste di tutte le principali organizzazioni della società civile attive per i minorenni migranti, nel testo approvato resta confermato che i minorenni ultrasedicenni possono essere accolti in centri per adulti e vengono eliminate, in un’amplissima serie di ipotesi, delle sostanziali garanzie sull’accertamento dell’età sinora previste, tra cui quella di non essere sottoposti a esami medici, incluse le radiografie, a fini di accertamento dell’età senza che siano stati previamente utilizzati altri metodi non invasivi, senza la previa autorizzazione scritta della Procura minorile e senza che sia prevista la necessaria presenza di un mediatore linguistico-culturale, indispensabile  perché la persona possa fornire il suo consenso informato. «Norme, queste, che unite al brevissimo termine per presentare ricorso contro il verbale di accertamento – 5 giorni – pongono i minorenni a serio rischio di respingimento, detenzione ed espulsione illegittimi causati da un’errata valutazione dell’età».

Ancora, spiegano da Save the Children, «con gli emendamenti peggiorativi approvati in Commissione, in tema di accoglienza, oltre a estendere da 30 a 45 giorni il tempo massimo di permanenza dei minori nelle strutture di prima accoglienza a loro destinate, si deroga al limite di capienza dei centri di accoglienza straordinaria per minori fino a un massimo del 50% e si prevede l’estensione del possibile inserimento di minori ultra-sedicenni in strutture per adulti fino a un massimo di 150 giorni». Non solo: le modifiche approvate dalla Camera aprono la possibilità che le procedure accelerate siano estese anche ai minorenni e ad altre categorie vulnerabili, nel caso in cui si accerti l’infondatezza della domanda di protezione internazionale, ovvero ad esempio qualora il minore provenga da un Paese cosiddetto sicuro, o abbia rilasciato dichiarazioni incoerenti o contraddittorie.

«La necessità di proteggere i minorenni senza alcuna distinzione operata sulla base della nazionalità o della provenienza è un principio di derivazione sovranazionale, previsto anche dalla nostra Costituzione – afferma Raffaela Milano, direttrice dei Programmi Italia – Europa dell’organizzazione -. È per questo che la previsione di centri destinati esclusivamente ai minorenni che arrivano da soli nel nostro Paese rappresenta una fondamentale misura di protezione rispetto alla quale è importante non arretrare. Riteniamo essenziale – prosegue – che l’Italia si doti di una rete di centri di prima accoglienza governativi dedicati ai minorenni e distribuiti in tutte le regioni, come primo passo per un positivo inserimento all’interno della rete di accoglienza diffusa del Sai».

In concreto, la permanenza protratta in promiscuità presso le strutture di prima accoglienza per adulti rappresenta un serio rischio per un minorenne, in termini di possibilità di subire danni e incorrere in situazioni di sfruttamento. Inoltre, rischia di creare ulteriori difficoltà nel percorso di integrazione: ansia e frustrazione, un prolungato senso di precarietà che può spingere all’allontanamento dalle strutture, ma soprattutto ritardi nell’accesso a diritti fondamentali, come l’istruzione, la tutela, il ricongiungimento con i propri cari o l’inserimento lavorativo.

Per Milano, «si tratta di un grave peggioramento nel campo dei diritti dei minorenni non accompagnati, che si pone in contrasto con le garanzie della legge 47 del 2017. Ciò che va posto al centro dell’attuale dibattito sul tema è che parliamo prima di tutto di minorenni, bambine e bambini, ragazze e ragazzi con un portato di vita, traumi, ma anche sogni e speranze rispetto ai quali abbiamo la responsabilità di esercitare un dovere di cura. Come ricordato dalla Garante per l’infanzia e l’adolescenza, i diritti dei minori richiedono una responsabilità e un impegno comune che deve essere al centro delle risposte politiche, che non devono essere guidate da una logica emergenziale», conclude.

29 novembre 2023