Aquarius ancora ferma con 629 migranti a bordo

Neri (Save the Children): «Urgente garantire approdo sicuro». Barbera (Cipsi): «Nessun Paese ha diritto di chiudere accesso alla speranza di vivere». Lotta(Vis): «L’operazione di salvataggio è italiana»

Aquarius è ancora ferma nel Mediterraneo a metà strada tra Malta e la Sicilia. La nave con a bordo 629 migranti, tra i quali 123 minori non accompagnati, 11 bambini e sette donne incinte, ha calamitato l’attenzione del mondo. «I bambini e gli adolescenti e le persone più vulnerabili che sono a bordo della nave Aquarius di Sos Mediterranée non possono rimanere vittime di una disputa tra stati – dichiara Valerio Neri, direttore generale di Save the Children Italia -. Le condizioni di sofferenza, privazioni e paura che hanno certamente vissuto in Libia e durante nel viaggio non possono essere ingiustamente prolungate. È necessario e urgente garantire loro un approdo sicuro senza ulteriori indugi. Le dispute tra stati vanno risolte in sede diplomatica senza prendere in ostaggio donne e bambini».

Anche il presidente del Cipsi Guido Barbera – alla testa di un coordinamento di 34 associazioni di cooperazione e solidarietà internazionale – ha rimarcato che «nessun Paese ha il diritto di chiudere l’accesso alla speranza di vivere e alla sopravvivenza. Nessuna civiltà può fare a meno dei principi di solidarietà, dei diritti umani, della giustizia, senza cadere nell’inciviltà e nelle barbarie». Garantire i diritti umani è per Barbera il principale «compito della politica e dei politici. La politica deve liberarsi da interessi e affari e avere il coraggio di guardare in faccia ogni persona umana, senza distinzioni di età, sesso, razza, cittadinanza. La vita va tutelata e garantita, non può essere oggetto di contese e prove di forza tra politici». Condannando questa «politica che disprezza la vita e la salvezza delle persone migranti», Barbera rivolge un appello affinché si rialzi «la testa con la fierezza e il coraggio di guardare in faccia ed accogliere chi soffre, non cacciarlo o lasciarlo in balia dell’oceano. La solidarietà è un dovere. Salvare le persone in mare e portarle in terra è un obbligo».

Nico Lotta, presidente del Vis (Volontariato internazionale per lo sviluppo), giudica «del tutto irrituale» la situazione venutasi a creare a largo del Mediterraneo. «Persone in carne e ossa diventano oggetto di sfruttamento politico, usate per dare un “segnale” all’Europa. In una situazione che oggettivamente in questo momento non presenta alcuna emergenza migranti, visto che il numero degli sbarchi è da mesi in calo, la fuga di più di 600 disperati viene usata in maniera strumentale e pretestuosa». Per Lotta l’operazione di salvataggio dei migranti «è italiana» e quello che sta accadendo, è «irrituale perché le ong agiscono in base ad accordi presi con il governo e a protocolli definiti ed è inspiegabile se guardiamo i numeri. L’Unhcr evidenzia che i rifugiati residenti a metà del 2017 in Italia erano lo 0,26% rispetto alla popolazione e a Malta l’1,8%. Ritengo allarmante – le parole di Lotta – che il nostro ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti chiuda i porti e che quello dell’Interno se la prenda con Malta. È ancora più preoccupante che indichi come modello Orban, che ha chiuso completamente al ricollocamento dei rifugiati. L’Europa resta la grande assente, ed è giusto che l’Italia pensi a nuove soluzioni per la gestione e la condivisione del fenomeno migratorio. Ma questo non può essere fatto sulla pelle dei disperati e calpestando i diritti umani».

11 giugno 2018