Ascoltando nel silenzio la voce di Dio

Al monastero delle Figlie del Cuore di Gesù i ritmi sono scanditi dalla preghiera e la sveglia è alle 5.30. Nel silenzio i cuori feriti trovano riparo; il tempo scorre diversamente qui

È una di quelle giornate in cui Roma dà il peggio: lo sciopero dei mezzi di trasporto. Il traffico è impazzito, i coraggiosi e chi non ha alternative vanno a piedi. Nel cuore della città c’è un cuore che nel silenzio pulsa: il monastero delle Figlie del Cuore di Gesù, vicino piazza Galeno. Le claustrali sono vestite di bianco con un cuore rosso sul petto. Lì il tempo scorre diversamente, i ritmi sono scanditi dalla preghiera e la sveglia è alle 5.30. Nel silenzio i cuori feriti trovano riparo: «Molte persone telefonano per chiedere preghiere. Tanti i casi di possessione, sono situazioni molto dolorose che portiamo nella preghiera», spiega suor Maria Giovanna. A chiamare sono anche i giovani «per essere aiutati a pregare», continua e aggiunge: «Ci chiamano anche molte donne, chiedono la preghiera per i figli o per i difficili rapporti col marito». «La nostra – spiega – è una preghiera di riparazione e intercessione».

Cuore della loro spiritualità è l’Adorazione eucaristica secondo l’intenzione della fondatrice la Beata Maria di Gesù Deluil-Martiny, che morì il 27 febbraio 1884 per mano di un anarchico. La Congregazione oggi, oltre la Casa Generalizia di Roma, si trova a Venezia Lido, a Marsiglia in Francia, a Schwyz in Svizzera, a Hall in Austria e a Lasinya in Croazia. «Si intercede per il mondo, e noi ci uniamo a Gesù, per questo la preghiera diventa molto forte», dice suor Maria Giovanna suora da 50 anni. «Pensavo di fare la missionaria, poi ho avuto l’intuizione della Clausura: il ritiro fuori dal mondo nel silenzio e nella preghiera. La cosa che mi ha colpito di più è stata l’Adorazione e così sono entrata in monastero. Ed ero decisa, sicura».

Le claustrali non hanno la televisione. Fanno sentire la loro presenza con internet: «Vogliamo mettere nel mondo un soffio spirituale e lo facciamo col sito e con Facebook per accompagnare le persone durante il giorno. Scriviamo un pensiero, che come il pane, possa dare la carica». Nel Monastero vivono sette suore: due italiane, 2 svizzere, 2 belghe, una spagnola. Le grate non sono filtro al mondo, ma da lì filtra il dolore del mondo: «La malattia di oggi è la mancanza di Dio, di preghiera. La preghiera non si fa solo con le parole, ma è uno sguardo di amore verso il Signore. Oggi viviamo un tempo in cui ci sentiamo autosufficienti dove mettiamo da parte Dio- Questo è un grande impoverimento per la società e la persona».

Ma come riuscite a vivere nel silenzio? «Il silenzio è il respiro di Dio. Non è assenza di parole, ma è presenza di Dio, altrimenti sarebbe monotonia e tristezza», dice suor Maria Giovanna che aggiunge: «È come ascoltare qualcuno che è dentro di noi e che ci capisce». «Come noi ascoltiamo le parole degli altri così Dio ascolta il nostro pensiero. L’obiettivo è di offrire tutte le nostre azioni, non si prega incessantemente tutto il giorno, ma tutto è preghiera. Si offre tutto a Gesù affinché diventi amore per chi non ama e riparazione per chi pecca».

Il Monastero è anche un laboratorio dove si fanno tante attività. «Cerchiamo di essere autosufficienti. Facciamo lavori per l’altare e dei cuoricini fatti a mano». E così suor Maria Giovanna ci mostra delle bustine con dei cuoricini ricamati a mano. Ma non solo. Fanno anche dei biglietti con i fiori del giardino essiccati nei libri di preghiera «per profumare la vita di chi li riceve». E mentre la città scorre nervosa nel silenzio dell’Adorazione l’anima palpita. Timidamente qualcuno sale le scale verso la Chiesa e si unisce alla preghiera delle claustrali che immobili ascoltano la voce di Dio.

 

 

15 ottobre 2018