Autonomia differenziata: il referendum abrogativo è inammissibile
Lo ha stabilito la Corte costituzionale, secondo cui oggetto e finalità «non risultano chiari». Acli: «Giudizio che non difende una riforma scellerata». Forum DD: «Rafforzare la mobilitazione»
Il pronunciamento della Corte costituzionale è arrivato ieri, 20 gennaio: la richiesta di referendum abrogativo della legge sull’autonomia differenziata è stata dichiarata inammissibile. Il motivo è che oggetto e finalità del quesito referendario «non risultano chiari. Ciò pregiudica la possibilità di una scelta consapevole da parte dell’elettore». La sentenza sarà depositata nei prossimi giorni. Intanto l’Ufficio comunicazione e stampa chiarisce che il quesito, come formulato, verrebbe ad avere una portata che ne altera la funzione, risolvendosi in una scelta sull’autonomia differenziata come tale, e in definitiva sull’articolo 116, terzo comma, della Costituzione; il che non può essere oggetto di referendum abrogativo, ma solo eventualmente di una revisione costituzionale.
«La Corte costituzionale, peraltro con un plenum a ranghi ridotti perché il Parlamento, ossia i partiti, non è stato in grado di eleggere i sostituti dei giudici già scaduti, ha dunque deciso di non ammettere il referendum per l’abolizione della legge sull’autonomia differenziata. Rispettiamo il giudizio della Corte, ma nello stesso tempo occorre rilevare che questa pronuncia non difende in alcun modo la scellerata “riforma” sull’autonomia differenziata già dichiarata in larga parte incostituzionale». È il commento che arriva dalle Acli, tra i promotori della campagna abrogativa, che aggiungono: «Stiamo ancora aspettando la necessaria revisione da parte del governo. Le Acli – assicurano – continueranno a mantenere un’ attenzione costante affinché il principio dell’autonomia venga declinato in termini solidali, senza compromettere l’unità politica e sociale del nostro Paese».
Anche per il Forum Disuguaglianze e Diversità (Forum DD), «la decisione di dichiarare l’inammissibilità del referendum sull’autonomia differenziata sposta l’impegno della forte mobilitazione sulle misure e i provvedimenti che la Corte Costituzionale stessa ha indicato come indispensabili e non soddisfatti nel ritenere illegittime moltissime disposizioni della legge Calderoli. Fra esse, in particolare, la costituzione di un fondo perequativo nazionale; la fissazione a livello del Parlamento di materie e funzioni per le quali fissare i Livelli essenziali di prestazione; la determinazione dei fabbisogni finanziari necessari per raggiungere tali livelli». Questo impegno, rilevano, «può riprendere da subito a partire dall’alleanza che ha permesso di costruire i comitati per il referendum che in pochi mesi hanno raccolto più di un milione di firme per la presentazione del quesito».
Nell’analisi del Forum, «stante l’ammissione degli altri referendum, siamo anche tutti chiamati a un forte impegno per l’abrogazione di gravi norme ingiuste in tema di lavoro e riteniamo importantissima anche la battaglia per la riduzione da 10 a 5 degli anni di residenza legale in Italia necessari ad avanzare la domanda di cittadinanza. Su questo tema – concludono – si aprirà finalmente un dibattito cruciale non solo per le persone di origine straniera, che grazie alla cittadinanza vedranno riconoscersi diritti fondamentali, ma per l’intero Paese».
21 gennaio 2025

