La speranza della pace e il ruolo dell’Europa

Se ne è parlato nell’incontro che si è svolto nella sede italiana del Parlamento Ue, con i rappresentanti dell’associazionismo cattolico. Il ministro Tajani (Esteri) da Gerusalemme: «Qui per sostenere Anp e Israele per chiudere una stagione di guerra»

La speranza della pace ma anche il coraggio di scegliere la pace. La sede italiana del Parlamento europeo di Roma-David Sassoli ha ospitato ieri, lunedì 20 gennaio, l’incontro “Agenda per la pace 2025, il ruolo dell’Europa e le sfide del Giubileo”, organizzato dalla stessa istituzione europea. Un evento che ha visto protagonisti i rappresentanti dell’associazionismo cattolico, ma un evento anche interreligioso, per la presenza dell’imam della moschea di Roma Akkad e del rappresentante dell’Unione delle Comunità ebraiche Davide Jona Falco.

Interventi che hanno sottolineato diversi aspetti. Per Marco Impagliazzo (Sant’Egidio) la «tregua a Gaza, pur fragile, e alcune affermazioni di Trump sull’Ucraina fanno sperare. La fragilità non ci spaventa ma bisogna proteggerla per far crescere la pace artigianalmente». Matteo Fadda (Comunità Papa Giovanni XXIII) ha proposto l’istituzione di un ministero della Pace e, a livello europeo, di un commissario per la pace mentre Giuseppe Notarstefano (Azione cattolica) ha insistito sulla necessità di «organizzare la speranza, metterci insieme per una nuova cultura dell’alleanza, educare insieme all’ascolto e al dialogo».

Secondo Emiliano Manfredonia (Acli) occorre avere il coraggio della pace e ha auspicato una nuova Helsinki, da tenere a Roma durante il giubileo. Padre Enzo Fortunato ha ripreso le recenti catechesi del Papa per ricordare i focus che si terranno nel prossimo summit in Vaticano in occasione della Giornata mondiale del bambino il 3 febbraio. Davide Prosperi (Comunione e liberazione) ha sottolineato come «la vera pace può nascere solo dal perdono. Non si può rinviare a una fase successiva perché altrimenti così non sarà mai il momento della pace».

Infine, il vicepresidente del Consiglio e ministro degli Esteri Antonio Tajani, in collegamento da Gerusalemme, ha evidenziato che «le cose vanno nella giusta direzione. È un accordo fragile, da rinforzare, per questo sono qui e stamane ero a Ramallah per incontrare il premier Mustafa e sostenere l’azione dell’Autorità nazionale palestinese e del governo israeliano per chiudere una stagione di guerra». Tajani, primo leader europeo in missione in Israele dopo la tregua, ha sottolineato l’impegno dell’Italia «anche attraverso la presenza delle imprese: dobbiamo essere pronti a ricostruire. Penso allo sminamento o all’eliminazione delle macerie, in cui purtroppo abbiamo l’esperienza dei terremoti. La pace non si raggiunge con uno schiocco di dita. Ho parlato anche con il cardinale Pizzaballa su cosa si può fare di più, per favorire la formazione universitaria dei giovani palestinesi, per un impegno al dialogo interreligioso. Chi spara in nome di Dio spara contro Dio».

Il ministro ha ribadito che «ci vorranno mesi e anni, sono ferite profonde ma si deve lavorare per la pace, per ricucire Gaza e Cisgiordania; servirà una missione internazionale a guida araba, ma la pace è il presupposto per arrivare a due Stati che si riconoscano. È difficilissimo ma guai a essere rinunciatari. Dobbiamo lavorare per la stabilità», ha concluso.

21 gennaio 2025