Bagnasco: «Addolorato per la Stepchild adoption»

Così il cardinale dopo la sentenza della Cassazione che ha permesso l’adozione di una bambina da parte della compagna della madre biologica

Così il presidente Cei dopo la sentenza della Cassazione che ha permesso l’adozione di una bambina da parte della compagna della madre biologica 

La stepchild adoption «prescinde da un preesistente stato di abbandono del minore e può essere ammessa sempre che alla luce di una rigorosa indagine di fatto svolta dal giudice, realizzi effettivamente il preminente interesse del minore». Lo ha stabilito la prima sezione civile della Cassazione, pronunciandosi sulla domanda di adozione coparentale da parte della compagna della madre biologica di una bambina. La Cassazione ha precisato anche che la stepchild adoption «non determina in astratto un conflitto di interesse tra il genitore biologico e il minore adottato, ma richiede che l’eventuale conflitto sia accertato in concreto dal giudice».

Diversi i commenti negativi sul pronunciamento della Cassazione, a partire da quello del cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei: «Sono molto addolorato – ha detto -, noi vescovi siamo molto addolorati, perché si realizza quello che abbiamo sempre previsto, pensato, non ci voleva poi molto, ma che certamente non è un vantaggio per i bambini». Che sarebbe successo, ha detto il porporato, «l’ho detto tante volte. Anche nell’ultima prolusione di maggio, all’assemblea generale dei vescovi, sono tornato su questo argomento. Sembrava che si facesse una profezia di sventura, senza fondamento. Molti quasi si sono scandalizzati, e invece si verifica nei fatti».

«Quello che ci lascia molto perplessi è il fatto che questa sentenza va in contrasto proprio con quel “superiore interesse del minore” a cui si rifà la legge 184», ha commentato in un comunicato stampa Gigi De Palo, presidente nazionale del Forum delle Famiglie riguardo la decisione della Corte di Cassazione sulla stepchild adoption. «Lascia l’amaro in bocca che proprio nascondendosi dietro il bene dei minori si sia operato contro di loro, nelle aule parlamentari e nelle aule giudiziarie. Proprio nell’interesse dei bambini – ha concluso De Palo – sentiamo il dovere di rilanciare l’impegno delle nostre associazioni per affermare le ragioni dei più fragili, nello spirito della legge 184».

Con questa sentenza, ha fatto sapere il presidente del comitato “Difendiamo i nostri figli”, Massimo Gandolfini, «la Cassazione ha respinto il ricorso della Procura di Roma contro la stepchild-adoption per coppie di persone dello stesso sesso, aprendo quindi all’adozione per le coppie gay e offrendo i presupposti giuridici per la programmazione di bambini orfani di madre o di padre concepiti tramite la barbara pratica dell’utero in affitto».

Nell’esprimere preoccupazione «per questa deriva, giunta fino alla sede di legittimità», il Centro studi Livatino ha ricordato «come si sia di fronte all’esito voluto – come lo stesso Centro ha più volte denunciato nei propri documenti -, della recente legge sulle unioni civili». Per il Centro infatti «quando il comma 20 dell’articolo unico equipara le disposizioni in cui si richiama il termine “coniuge” alla parte unita civilmente e aggiunge che “resta fermo quanto previsto e consentito in materia di adozione dalle norme vigenti”, ha in mente esattamente la giurisprudenza che oggi trova la sua conferma in Cassazione. Con buona pace di chi, al momento del voto della legge, ha vantato l’esclusione della stepchild adoption». La sentenza «è una ulteriore sconfitta della tutela dei minori: che può essere rimediata solo da un approfondito e coraggioso rilancio delle ragioni della famiglia e dei figli».

 

24 giugno 2016