Benoni Ambarus nuovo arcivescovo di Matera – Irsina e vescovo di Tricarico
Lo ha annunciato il vicario Reina, leggendo la lettera di nomina nella Sala della Conciliazione del Palazzo Lateranense. Nato in nel 1974, sacerdote dal 2000, è stato incardinato nella diocesi di Roma nel 2007. Nel 2021 l’ordinazione episcopale
Il Papa ha nominato arcivescovo di Matera-Irsina e vescovo di Tricarico monsignor Benoni Ambarus, finora vescovo titolare di Tronto e ausiliare di Roma, responsabile dell’ambito della Diaconia della carità, unendo nuovamente “in persona Episcopi” le due sedi. Lo ha annunciato questa mattina, 18 giugno, il cardinale vicario Baldo Reina dando lettura della lettera di nomina nella Sala della Conciliazione del Palazzo Lateranense, in contemporanea con la diffusione della notizia da parte della Sala stampa della Santa Sede.
Nato a Somusca-Bacau (Romania) il 22 settembre 1974, “don Ben”, come tutti lo chiamano a Roma, ha frequentato il Seminario di Iaşi (Romania) e a partire dal novembre 1996 ha continuato la formazione nel Pontificio Seminario Romano Maggiore, dove ha ottenuto il Baccalaureato in Teologia. Nel 2001 ha conseguito la Licenza in Teologia Dogmatica alla Pontificia Università Gregoriana di Roma. Il 29 giugno 2000 è stato ordinato sacerdote per la diocesi di Iaşi (Romania) per essere poi incardinato nella diocesi di Roma nel 2007.
Assistente del Seminario Maggiore; collaboratore parrocchiale, vicario parrocchiale e poi parroco in 3 diverse parrocchie; vice direttore e poi direttore, dal 2018 al 2021, della Caritas diocesana. Tanti gli incarichi ricoperti fino alla nomina a vescovo ausiliare per la diocesi di Roma, il 20 marzo 2021. Nel 2 maggio dello stesso anno, l’ordinazione episcopale. Da vescovo, è stato responsabile dell’ambito della Diaconia della carità, direttore del Servizio per la pastorale carceraria del Vicariato di Roma, assistente ecclesiastico dell’Opera Ronconi – Pennesi, presidente della Fondazione di culto e di religione Caritas Roma e presidente della Commissione regionale per il servizio della carità della Conferenza episcopale laziale (Cel).
Un impegno, il suo, «accanto all’umanità sofferente», sul quale ha messo l’accento anche il cardinale Reina, vissuto sempre «con grande umanità, sensibilità e intelligenza», ha rimarcato, perdendo spunto dalle parole dell’Inno alla carità per dire da don Ben il grazie della diocesi. «Ha permesso alla Chiesa di Roma di respirare coi polmoni della carità e della fede». E alla Chiesa di Roma anche son Ben ha rivolto il suo grazie. «Nel 1996 mi ha accolto 22enne – ha ricordato -, mi ha formato, plasmato e con la fiducia che mi ha riservato mi ha affidato gli incarichi pastorali di questi anni. A questa Chiesa di Roma – ha detto -, al Popolo di Dio con cui ho camminato, esprimo il mio profondo ringraziamento».
Guardando alla strada percorsa, il presule ha riconosciuto «la bontà e la tenerezza provvidente del Padre, che ha sempre guidato i miei passi». Poi ha continuato rivolgendo un altro grazie anche «al nostro amato Papa e padre Francesco» e ai cardinali vicari «che hanno segnato il mio percorso da seminarista, da sacerdote e poi da vescovo»: Ruini, Vallini, De Donatis – «il padre con il quale ho fatto il percorso più lungo e significativo» – e Reina.
Caritas, missioni, pastorale sanitaria e pastorale carceraria. Questi gli uffici che lo hanno visto impegnato come vice direttore o direttore. Ancora più ampio il panorama degli incarichi ricoperti da vescovo: carità, sanità, carceri, migranti, missioni, diaconi, coordinamento carità. E ancora, anti-tratta, rom, Consulta delle seconde generazioni o nuovi italiani. «È il Signore che guida la storia – ha osservato -, anche quando nelle nostre scelte ecclesiali potrebbero infilarsi calcoli umani». Ma «ogni singolo incarico e nomina pastorale sono stati per me una ricchezza e bellezza sconvolgente – ha continuato -. Mi hanno permesso di spaziare su tante realtà di questa Chiesa locale».
Nelle parole di Ambarus, dunque, «gratitudine e certezza. In tutti questi anno – ha rivendicato – ho provato con tutto me stesso a cercare anzitutto la visione verso la quale si voleva andare, e non ho mai nascosto il mio pensiero anche critico, ma onesto. Perché ho sempre avuto allergia a un agire ecclesiale che non voglia fare scelte pulite e libere. Scelte di visione che sanno di futuro. Il Signore guida la sua Chiesa e tutto porta verso il bene, anche ciò che è storto. Anche il male compiuto e subito».
L’ultimo ringraziamento è «per tutte le persone ferite che ho potuto incontrare, ascoltare, sostenere: poveri, emarginati, rom, migranti, carcerati, malati. Per il dono immenso ricevuto attraverso i racconti delle loro storie, la testimonianza della loro fede, le lacrime che mi hanno permesso di asciugare. Il passo in più di vita che abbiamo fatto insieme». E ancora, peri sacerdoti, i laici, i diaconi e i consacrati che si spendono a «servire in vari modi la Chiesa di Roma». In particolare, per i collaboratori più stretti avuti negli ultimi anni, di cui don Ben ha ricordato la «competenza, generosità e schiettezza».
Nel bilancio, non sono mancate le scuse, «se qualcuno si è sentito trascurato o se in qualche modo ho offeso qualcuno. Desidero aprire questa fase del mio ministero nella speranza di non lasciare cocci e ferite, né vivere di recriminazioni o rancori». Rinnovando quindi la gratitudine a Papa Leone «per la sua attenzione verso di me e la fiducia nell’affidarmi l’arcidiocesi di Matera-Irsina e la diocesi di Tricarico», il presule ha rivolto il suo pensiero «al popolo di Dio» delle dure realtà. «Ho nel cuore il fermo desiderio di iniziare presto a camminare insieme a voi sulla strada che il Signore ci indicherà».
18 giugno 2025

