“Blowin’ in the wind”, le grandi domande di Dylan

Dopo oltre mezzo secolo, continuano ad essere attuali. Il cantante Premio Nobel la scrisse a 21 anni

«Poco fa un vostro rappresentante ha detto, a vostro nome, che la risposta alle domande della vostra vita “sta soffiando nel vento”. È vero! Però non nel vento che tutto disperde nei vortici del nulla, ma nel vento che è soffio e voce dello Spirito… Mi avete chiesto: quante strade deve percorrere un uomo per potersi riconoscere uomo? Vi rispondo: una! Una sola è la strada dell’uomo, e questa è Cristo, che ha detto “Io sono la via” (Gv 14, 6). Egli è la strada della verità, la via della vita».

Era il 27 settembre 1997, e Giovanni Paolo II si rivolse così a circa 400.000 giovani, nell’area del Centro agroalimentare di Bologna, nella serata organizzata per il Congresso eucaristico nazionale. Una festa in musica – prima della preghiera notturna – che vide sul palco Bob Dylan, insieme ad altri artisti. Fu lui sicuramente la star d’eccezione. Quella serata ci torna in mente al termine di un Sinodo dedicato ai giovani, con le loro domande risuonate durante oltre tre settimane di lavori.

Ed è fatta di domande proprio una delle più celebri canzoni di Dylan, che nel 1997 dette lo spunto a Papa Wojtyla per quelle parole del suo discorso. “Blowin’ in the wind”, scritta nel 1962 ad appena 21 anni dal celebre cantautore del Minnesota premiato nel 2016 con il Nobel per la Letteratura. «Quante strade deve percorrere un uomo / prima che lo si possa chiamare uomo? Sì, e quanti mari deve sorvolare una bianca colomba / prima che possa riposare nella sabbia? / Sì, e quante volte le palle di cannone dovranno volare / prima che siano per sempre bandite? La risposta, amico mio, sta soffiando nel vento / La risposta sta soffiando nel vento».

Era un tempo di grandi paure, tempo di guerra fredda, i muri tra Est e Ovest, la “cortina di ferro”, il pericolo di un conflitto nucleare, la guerra nel Vietnam… “Blowin in the wind” è stata ed è ancora – senza paura di invecchiare, a distanza di oltre mezzo secolo – una canzone-manifesto, una canzone-simbolo, reinterpretata da tanti artisti.

Le domande continuano a risuonare in attesa della risposta che soffia “nel vento”. Dovrebbero interpellare ogni coscienza. E continuano ad essere tristemente attuali. Quando la scrisse, Dylan disse: «Alcuni dei più grandi criminali sono quelli che si voltano dall’altra parte quando vedono l’ingiustizia, rendendosene conto. Ho solo 21 anni e so che ci sono state troppe guerre». Più avanti aggiunse: «Il primo modo per rispondere alle domande di questa canzone è iniziare a porsele. Ma molta gente deve prima trovare il vento». Vale la pena riascoltarla proprio mentre sta per uscire “Bob Dylan: More Blood, More Tracks – The Bootleg series Vol. 14”, ultimo capitolo della serie bootleg con le straordinarie registrazioni in studio del 1974 che hanno dato origine al capolavoro “Blood On The Tracks”, uno dei suoi album più venduti.

«Quante volte un uomo deve guardare verso l’alto / prima che riesca a vedere il cielo? / Sì, e quante orecchie deve avere un uomo / prima che possa sentire la gente piangere? / Sì, e quante morti ci vorranno perché egli sappia / che troppe persone sono morte? / Quanti anni può esistere una montagna / prima di essere spazzata fino al mare? / Sì, e quanti anni la gente deve vivere / prima che possa essere finalmente libera? / Sì, e quante volte un uomo può voltare la testa / fingendo di non vedere? / La risposta, amico mio, sta soffiando nel vento / La risposta sta soffiando nel vento».

 

30 ottobre 2018