Brexit: accordo in 64 pagine

Nella sostanza è il testo siglato dalla premier May, salvo le novità sull’Irlanda. Il presidente del Consiglio europeo Tusk: «Ora la palla è al Regno Unito»

«Una vittoria per il buonsenso e le relazioni di buon vicinato». Il cardinale Jean-Claude Hollerich, presidente della Commissione degli episcopati Ue, sceglie queste parole per commentare l’accordo di recesso sul Brexit raggiunto finalmente nella giornata di ieri, 17 ottobre, da ieri pomeriggio all’esame del Consiglio europeo, il cui vertice prosegue ancora oggi. Sostanzialmente, è lo stesso accordo firmato nel novembre 2018 dall’allora premier britannica Theresa May, salvo la revisione del capitolo relativo alle due Irlande e ai rapporti tra Irlanda del Nord e Ue (mercato unico). Lo stesso Withdrawal Agreement che la Camera dei Comuni ha già bocciato tre volte nei mesi scorsi. Il premier inglese Boris Johnson lo porterò sabato mattina, 19 ottobre, a Westminster per la necessaria approvazione da parte del parlamento britannico. Se ciò non avvenisse, si dovrebbe optare per un recesso “no deal” (senza accordo) il 31 ottobre oppure Londra dovrebbe richiedere un nuovo rinvio del Brexit. In ogni caso la sorte politica di Johnson sarebbe segnata.

Al suo primo intervento davanti al Consiglio Ue, il presidente dell’Europarlamento David Sassoli ha formulato questa sintesi: «Contenti dell’accordo, scontenti per il fatto che il Regno Unito lasci l’Ue. Ma è una libera decisione dei britannici e la rispettiamo». Dopo il via libera del Parlamento inglese, ha ricordato, toccherà ancora all’Europarlamento esprimersi. «Abbiamo l’ultima parola su questo tema ma prima dobbiamo aspettare le decisioni di chi ci precede. Noi siamo pronti ad esaminare il testo da lunedì e a votare, per tempo, l’accordo», in vista del recesso fissato al 31 ottobre. Davanti ai leader Ue ha affermato: «Il Parlamento Ue esaminerà con grande attenzione nelle prossime ore i termini e i contenuti dell’accordo per verificarne la conformità all’interesse dell’Unione europea e dei suoi cittadini».

A concludere la conferenza stampa a metà dei lavori del Consiglio, ieri sera, il presidente , ha chiosato. Donald Tusk. «Adesso la palla è nel campo del Regno Unito», ha chiosato, ricordando la necessità di un voto favorevole alla Camera dei Comuni che ratifichi l’accordo sul Brexit. Accordo che «sembrava impossibile fino a ieri», ha evidenziato, provando poi a elencare alcune ragioni della svolta. Anzitutto il via libera della Repubblica d’Irlanda, quindi quello della Commissione Ue – con le relative garanzie sul piano giuridico – e il compromesso raggiunto sulle dogane per evitare controlli sulle merci al confine tra l’Irlanda del Nord e la Repubblica d’Irlanda, «preservando al contempo il mercato unico europeo».

Anche nella parole di Tusk, «profonda tristezza» per l’uscita di Londra dall’Ue «ma – ha aggiunto – noi teniamo la porta aperta se un domani i britannici decidessero di tornare». Quindi ha ricordato che ora «tocca ai parlamenti, inglese ed europeo, approvare l’accordo raggiunto tra Ue e governo britannico».

18 ottobre 2019