Carcere, in Quaresima un segno di vicinanza

L’invito alle famiglie: portare biancheria intima nuova alla propria parrocchia, per i detenuti. Appello dal coordinatore dei cappellani di Rebibbia don Fibbi

La seconda domenica di Quaresima è detta della Trasfigurazione e uno dei temi dominanti del Vangelo è la luce del volto di Gesù che «brillò come il sole» e delle sue vesti che «divennero splendenti, bianchissime», come scrivono rispettivamente gli evangelisti Matteo e Marco. La seconda tappa dell’itinerario spirituale, di preghiera e di carità proposto dalla diocesi di Roma per la Quaresima 2021, invita questa settimana a meditare su “Una luce nascosta”. La scheda del sussidio preparato per le famiglie con figli piccoli o adolescenti vuole fornire una traccia per la condivisione e allo stesso tempo per portare a galla anche quella luce «sotto il moggio» che dovrebbe essere riposta «sopra il lucerniere perché faccia luce a tutti quelli che sono nella casa». Nell’opuscolo, infatti, è specificato che «in ogni persona c’è una luce, una bellezza particolare, perché siamo figli di Dio, unici e irripetibili. A volte la luce si vede chiaramente, a volte invece è nascosta, come se mettessimo una lampada accesa sotto una coperta. Ma se per un momento solleviamo la coperta, ecco che vediamo la luce nascosta». Con la pandemia è calato il silenzio e il buio su tante condizioni di disagio ma attraverso le pagine della seconda scheda del sussidio le famiglie sono stimolate a «scovare la luce nascosta nelle situazioni in cui sembra non esserci speranza». La domenica della Trasfigurazione diventa così una domenica dedicata alla realtà carceraria grazie alla videotestimonianza di monsignor Marco Fibbi, coordinatore dei cappellani nei quattro istituti di Rebibbia.

Secondo l’aggiornamento mensile pubblicato dal Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, i detenuti negli istituti di pena del Lazio al 31 gennaio erano 5.759, con un tasso di affollamento complessivo del 121% (in cinque istituti di pena della regione pari o superiore al 140%). Una realtà molto difficile. «Come si vive “nascosti” chiusi dentro a un carcere?», si domanda monsignor Fibbi, che durante il suo servizio di cappellano a Rebibbia ha conosciuto però tante storie «di vite nascoste, con le loro luci, le speranze e gli affetti». In questi mesi, per contrastare il diffondersi del coronavirus, i colloqui con i familiari sono diventati più sporadici o in casi estremi sono stati bloccati, e le attività di socializzazione sono ridotte al minimo. Nonostante le numerose precauzioni, però, il contagio da Covid-19 è entrato anche nelle 14 carceri del Lazio e al 22 febbraio si registrano 36 casi complessivi. Per la Direzione regionale salute e integrazione sociosanitaria, oltre ai 16 casi di Rieti, ci sono altri 16 casi più due ricoverati a Rebibbia Nuovo complesso, un contagio nella casa di reclusione di Rebibbia, uno a Civitavecchia.

Per l’assessore regionale alla Sanità, Alessio D’Amato, la campagna vaccinale per la polizia penitenziaria e i detenuti dovrebbe partire a metà marzo. Intanto la speranza in un istituto di pena è rappresentata da «quei rari momenti in cui si riceve una lettera che si aspetta da tanto tempo oppure dalla videochiamata, dal colloquio o dalla telefonata settimanale con la famiglia – prosegue il cappellano nel video -. Sono momenti preziosi, anche e soprattutto perché in questo tempo di Covid diventano sempre più rari». Fondamentale è quindi la presenza dei cappellani che con i volontari, le suore e i laici, «i pochi che in questo momento possono entrare in carcere», si prodigano per «dare una mano e per fornire un supporto, un sostegno a coloro che hanno pochissime persone che li possono aiutare». Non tutti i reclusi, infatti, hanno i familiari residenti a Roma. Attraverso la Caritas diocesana, conclude monsignor Fibbi, «in questa Quaresima di carità ognuno può dare una mano attraverso un piccolo segno di aiuto e di vicinanza agli ultimi anche in carcere». Come gesto di carità, l’invito rivolto alle famiglie è quello di portare nella parrocchia di appartenenza biancheria intima nuova da uomo e da donna, da destinare ai detenuti.

1° marzo 2020