Carcere: una maratona di letture per “Ripartire”
La proposta di “Restart” al Teatro Porta Portese, grazie all’Opera Ronconi-Pennesi: il 19 ottobre tanti artisti a sostegno di donne appena uscite dal carcere che si avviano verso l’autonomia
Tre ore di suoni e di parole per una maratona di letture, musica e testimonianze, con tanti artisti uniti dall’obiettivo di sostenere donne appena uscite dal carcere che si avviano verso un percorso di autonomia. La serata lunedì 19 ottobre dalle 18.30 alle 21.30 al Teatro Porta Portese (via Portuense 102, ingresso gratuito) si chiama “RESTART / Ripartire” ed è proposta dall’Opera Ronconi-Pennesi, ente ecclesiastico della diocesi di Roma, civilmente riconosciuto, che ha dato nuova vitalità all’antica sua vocazione di accoglienza e cura delle persone vulnerabili, con particolare attenzione alle donne che hanno vissuto procedimenti penali e situazioni di detenzione.
Il cuore di questa storia è una palazzina di Monteverde Nuovo, la chiamano il villino “La Palma”: cinque piani con comodi appartamenti che accolgono fino a 16 persone. Ci vivono soprattutto ex detenute provenienti dalla sezione femminile di Rebibbia; l’ospitalità è totalmente gratuita. «Dopo averla ristrutturata, abbiamo arredato tutti gli appartamenti con mobili nuovi, per offrire alle ospiti un ambiente veramente bello e dignitoso», racconta Paolo Bencetti, da otto anni commissario e rappresentante legale dell’Opera Ronconi-Pennesi. «Siamo l’unica associazione pubblica di fedeli della diocesi di Roma che fa questo servizio». Una realtà nata dall’azione pionieristica di Guglielmina Ronconi (1864-1936) e di Evelina Pennesi (1893-1954), strutturata giuridicamente a cavallo fra gli anni ’50 e ’60 e ora nuovamente in prima linea. I fondi necessari arrivano oggi dai proventi di altri piccoli immobili di proprietà e dal sostegno dell’8xmille alla Chiesa Cattolica.
Il ponte fra il “dentro” e il “fuori” è suor Federica Casaburi, domenicana della congregazione romana di San Domenico, da anni volontaria a Rebibbia femminile. Qui conosce, ascolta e accompagna chi, ormai vicina al lasciare il carcere, sarà poi accolta, per il tempo massimo di un anno e in semi-autonomia, al villino “La Palma”: «Sono donne che hanno bisogno di un aiuto per ripartire e hanno le risorse interiori per reinserirsi. Ognuna ha il suo mondo di priorità, molte hanno famiglie lacerate con cui provare a ricucire i rapporti». Per loro anche un accompagnamento psicologico, percorsi di giustizia riparativa e la possibilità di un cammino di fede per chi lo desidera (l’assistente ecclesiastico è don Paolo Salvini). «Il carcere – dice suor Federica – non è un mondo a parte ma un’immersione nella società stessa: di solito rappresenta una parentesi nella vita delle persone e averne cura sarebbe interesse di tutti». E invece «in carcere vedo la qualità di vita precipitare mese dopo mese: vi si è riversata una fetta di umanità con gravissimi problemi di tossicodipendenza e di disagio psichiatrico, il sovraffollamento cresce, gli spazi diminuiscono, e c’è una popolazione più arrabbiata e più sofferente. Da tempo è stato toccato il fondo e purtroppo stiamo iniziando a scavare».
In questo scenario, preziosissime «come un ruscello di acqua che attraversa un terreno arido» sono le attività culturali, formative e ricreative, che «permettono di “evadere” in modo virtuale e sano con la mente, col cuore, con lo spirito e con l’anima». Fra queste anche le attività teatrali dalle quali derivano alcuni testi dell’evento del 19 ottobre. Patrocinato dall’assessorato alla Cultura di Roma Capitale, sul palco o in video una lunga lista di attori, registi, scrittori e musicisti: Moni Ovadia, Peppe Servillo, Rocco Papaleo, Marisa Laurito, Mario Martone, Igiaba Scego e altre decine di artisti, alle prese con testimonianze e scritti delle detenute, selezionati e rivisti per l’occasione da Canio Loguercio. È lui, cantautore da una vita, l’organizzatore della serata. «È iniziato tutto sotto casa mia, abito a pochi metri dal villino: mi è stata chiesta una mano e non ci ho pensato due volte». E le adesioni – sottolinea – sono arrivate «con grande slancio: in fondo quello della rinascita e della ripartenza è un tema che almeno un po’ attraversa tutti noi».
6 ottobre 2026

