Carlo Maria Viganò scomunicato per scisma

Concluso il processo penale a carico dell’arcivescovo, scomunicandolo latae sententiae. L’eventuale rimozione della censura riservata alla Sede Apostolica

Concluso il 4 luglio scorso il processo penale extragiudiziale a carico dell’arcivescovo Carlo Maria Viganò, condotto dal Congresso del dicastero per la Dottrina della fede. Il presule, titolare di Ulpiana, era «accusato del delitto riservato di scisma (cann. 751 e 1364 CIC; art. 2 SST)‘», si legge in una nota del dicastero.

Sono note «le sue affermazioni pubbliche dalle quali risulta il rifiuto di riconoscere e sottomettersi al Sommo Pontefice, della comunione con i membri della Chiesa a lui soggetti e della legittimità e dell’autorità magisteriale del Concilio Ecumenico Vaticano II», prosegue il documento. Pertanto il dicastero «ha dichiarato la scomunica latae sententiae ex can. 1364 § 1 CIC. La rimozione della censura in questi casi è riservata alla Sede Apostolica».

La decisione è stata comunicata a Viganò venerdì 5 luglio.

7 luglio 2024