Da un parte la «grande tristezza» e il rispetto verso il dolore di una famiglia devastata. Dall’altra la consapevolezza che la vicenda Lambert «ha avuto dei contorni giudiziari particolarmente cruciali». Il presidente di Scienza&Vita Alberto Gambino, giurista, prorettore dell’Università Europea di Roma, commenta la notizia della morte, questa mattina, 11 luglio, di Vincent Lambert, l’uomo tetraplegico francese in stato di coscienza minima per il quale dal 2 luglio scorso era stata disposta l’interruzione dell’idratazione e nutrizione artificiale.

Ripercorrendone la vicenda giudiziaria, Gambino ricorda il recente intervento del Comitato Onu sui diritti delle persone con disabilità che aveva chiesto alla Francia di soprassedere rispetto all’interruzione dell’alimentazione e dell’idratazione. «Davanti a questa richiesta che interviene, dopo che per dieci anni sono state portate avanti alimentazione e idratazione, francamente non averla accolta è sembrato, mi si passi l’espressione, un atto di superbia di uno Stato che non ritiene di dover sottostare a richieste di organismi internazionali, di cui la Francia peraltro fa parte ma che non rappresentano tuttavia la giurisdizione francese». Per il presidente di Scienza&Vita, «si sarebbe potuta accogliere la richiesta del Comitato Onu, che, oltretutto, chiedeva una moratoria ai fini di un approfondimento, non dava una lettura definitiva alla vicenda. Solo al termine dell’approfondimento si sarebbe potuti arrivare a una decisione definitiva. Per questo – prosegue – descrivo l’aver precipitato le cose come un atto di superbia».

Al centro, per Gambino, c’è un grande problema di fondo: «I malati cosiddetti inguaribili talvolta vengono ritenuti non degni di essere curati, dove per cura andiamo al di là dell’aspetto terapeutico, comprendendo anche l’accudimento e il sostentamento con presidi vitali, che fanno parte della più appropriata solidarietà umana verso le persone più vulnerabili e più fragili». Questa «confusione», dovuta a volte anche a motivi di “efficienza economica” del sistema sanitario, «implica che quando si è inguaribili si verifica qual è una qualità della vita in termini di efficienza e se si ritiene che tale vita non sia pienamente efficiente si smette di curarla e di accudirla. Questo avviene in quei casi di interruzione di alimentazione idratazione, che sono presidi vitali».

Ancora, nello specifico del caso Lambert questo è avvenuto «in assenza di una volontà espressa del paziente: Vincent Lambert non ha mai dichiarato espressamente di non continuare a somministrargli alimentazione e idratazione». In assenza di questa dichiarazione, «il principio di precauzione – osserva il giurista – vuole che si vada verso la prosecuzione della vita, non verso la sua interruzione, altrimenti il “bene vita” retrocede a una lettura di qualità e, se non è efficiente, a questo punto degrada». Per Lambert, conclude Gambino, «non siamo davanti a un problema di autodeterminazione, quindi il tema è più profondo e riguarda proprio la lettura che si dà alle vite umane in stato di coscienza minimale: sono vite, hanno anche delle reazioni e relazioni, pur piccole, che meritano di essere accudite, come le altre vite, fino al decesso naturale e non devono subire invece un’accelerazione verso la morte su una valutazione tutta di qualità».

11 luglio 2019