Charity, dallo sfruttamento al palco del Brancaccio

In un concerto voluto dalla Caritas diocesana, una nigeriana accolta in un centro per minori di Roma. Oltre settemila i ragazzi ospitati in ventisei anni. Gli arrivi riguardano per lo più egiziani che emigrano per motivi economici

Si chiama Charity, un nome che per lei è stato sofferenza e speranza, per un destino che l’ha portata lontano da casa, accolta in un centro per minori della Caritas di Roma. Ha 16 anni, e gli ultimi mesi – da quando ha lasciato la Nigeria – per lei sono stati sfruttamento e umiliazioni. Martedì scorso, emozionata non poco, è salita sul palco del Teatro Brancaccio, davanti a duemila persone, per esibirsi insieme al maestro Ambrogio Sparagna in un canto del suo Paese. Una serata-evento organizzata dalla Caritas per presentare la campagna di comunicazione e raccolta fondi «Condividi» (video di Paola Proietti su www.romasette.it) che, alla vigilia della Giornata mondiale dei diritti per l’infanzia nel 25° anniversario della Convenzione dei diritti del fanciullo, è stata dedicata ai minori stranieri non accompagnati.

«La Chiesa di Roma – afferma monsignor Enrico Feroci, direttore della Caritas – ha fatto molto per sostenere una cultura dell’infanzia capace di tradurre in azioni concrete il diritto di ogni bambino a crescere nel pieno sviluppo delle proprie risorse, ma molta strada rimane da fare per creare le condizioni di vita e le pari opportunità sia in Italia, che nel resto del mondo». La Caritas diocesana da 26 anni promuove servizi di accoglienza e protezione per adolescenti in difficoltà, che hanno permesso di accogliere più di 7.300 minori, italiani e stranieri.

Solo nel 2014 sono stati 342 i minori stranieri accolti nei centri Caritas, 293 dei quali maschi. Soltanto 27 hanno presentato domanda di asilo politico, quasi tutti provenienti dai Paesi centrafricani. Gli arrivi riguardano soprattutto egiziani che emigrano per motivi “economici” e giungono in Italia aggirando le leggi internazionali spinti spesso dalle famiglie e incentivati alla ricerca di condizioni di vita migliori all’estero, così da poter contribuire al mantenimento dei parenti. «Ciò – spiega Maria Franca Posa, operatrice Caritas – comporta la necessità di lavorare presto, e spesso in nero, pur di ottemperare alle richieste dei familiari: saldare il debito accumulato per pagare il viaggio e inviare il denaro nel Paese d’origine».

Un processo di “adultizzazione” a cui si accompagna, in alcuni casi, la dichiarazione di un’età anagrafica maggiore di quella reale, con l’intento di potersi inserire più precocemente nel mondo del lavoro. Sono loro le vittime dell’assurda violenza che in queste settimane si è verificata nelle periferie romane. «Sono stati trattati come avviene con le discariche – dice il direttore della Caritas -, sedicenni che nessuno vuole vicino a casa». Per monsignor Feroci «come ci ha indicato papa Francesco, è fondamentale il ruolo delle comunità parrocchiali che devono essere vicine alla popolazione e contribuire all’integrazione di questi ragazzi, facendo conoscere le loro sofferenze».

Nell’appello che la Caritas di Roma ha lanciato in occasione della Giornata per i diritti dell’infanzia si richiede ai governi e alle istituzioni una tutela fondamentale per i minori stranieri non accompagnati vittime del traffico di esseri umani finalizzato all’immigrazione clandestina, ma anche, in molti casi, a fenomeni di schiavitù e abusi come l’accattonaggio, il lavoro forzato e lo sfruttamento sessuale. «È necessario – afferma il direttore – affrontare le cause profonde dai Paesi d’origine che alimentano le migrazioni, soprattutto quando sono le famiglie a spingere i ragazzi alla ricerca di opportunità lavorative. Occorre diffondere e sostenere procedure standardizzate di protezione dei minori sul territorio nazionale istituendo un organismo centrale con competenze specifiche in materia».

 

24 novembre 2014