«In questi giorni non potremo nutrirci insieme del Signore nell’Eucaristia; mi consola invece il pensare che possiamo nutrire noi stessi il Signore nella persona dei più piccoli. E sono grato a tutti coloro che vivono questa dimensione e ci aiutano a farlo». Inizia riportando un pensiero del cardinale vicario Angelo De Donatis la lettera indirizzata dal direttore della Caritas diocesana don Benoni Ambarus a tutti i parroci e gli operatori.

Come comunità cristiana, riflette don Ambarus dopo aver rivolto anche il suo personale ringraziamento a quanti ogni giorno si stanno spendendo al servizio dei più piccoli, «ancora una volta siamo chiamati a farci prossimi alle sofferenze della città, in modo particolare agli ultimi e agli emarginati». Il pensiero va al passato, quando gli operatori Caritas sono stati presenti in diverse situazioni di sofferenza, «rispondendo a calamità, crisi e conflitti». L’emergenza sanitaria di oggi, prosegue il sacerdote, «ci pone di fronte a nuove necessità, rischiando di minare proprio quella che è la principale caratteristica del nostro agire: tessere relazioni e curare le ferite dell’anima».

Nelle parole del direttore Caritas, la consapevolezza che «la paura del contagio tende a sacrificare questo tipo di rapporti: si ha timore di incontrare le persone, in modo particolare i poveri, perché in essi vediamo un agente del contagio». È fondamentale invece «non vederli come degli untori ma come fratelli che proprio in questo periodo in cui tutti si chiudono in se stessi hanno ancora più bisogno di qualcuno che li ascolti e li aiuti, pur con tutte le attenzioni e precauzioni». Al contempo, centri di ascolto, mense, ostelli, empori, servizi su strada, centri di distribuzione di alimenti e abiti, docce e tutte le opere Caritas «sono chiamate a ripensare alcune procedure operative affinché l’azione caritativa sia più vicina alle esigenze di chi soffre e si svolga in modo sicuro per i volontari e le comunità che li ospitano».

Proprio per questo, informa don Ambarus, è stata predisposta, «in contatto con le autorità competenti», una nota con una serie di consigli su come organizzare i servizi nei diversi centri. «Si tratta di indicazioni che in questi giorni sono state sperimentate nelle Opere-Segno promosse dalla diocesi», precisa il direttore. L’invito per tutti, oltre che ad attenersi a tali disposizioni, è anche quello di «vivere e promuovere quelle forme di carità della “porta accanto”: un’attenzione particolare a quanti vivono in solitudine, soprattutto gli anziani, e che in questo contesto possono sentirsi ancora più emarginati». Per informazione e chiarimenti è possibile contattare l’Area Promozione umana al numero 06.88815130 (e-mail: promozioneumana@caritasroma.it). «Non ci scoraggiamo – conclude il sacerdote -, il Signore ci sostiene e ci accompagna ogni giorno».

11 marzo 2020