Circolo S. Pietro, «longa manus della carità del Papa a Roma»

La Messa del vescovo De Nicolò nell’annuale incontro per la solennità dei santi Pietro e Paolo. L’impegno per l’accoglienza dei poveri

La Messa del vescovo De Nicolò in occasione dell’annuale incontro del sodalizio per la solennità dei santi Pietro e Paolo. L’impegno per l’accoglienza dei poveri

«Longa manus della carità del Papa nella città di Roma»: così il vescovo Paolo De Nicolò ha presentato il Circolo S. Pietro al cardinale James Michael Harvey durante l’annuale incontro dei soci, pochi giorni dopo la solennità dei santi Apostoli Pietro e Paolo. Celebrando la Messa per l’antico sodalizio, martedì 5 luglio presso la basilica papale di San Paolo fuori le Mura, il presule ha riflettuto sull’identità di una realtà che idealmente e concretamente «vive all’ombra del Cupolone» e che ogni giorno cerca di essere «in contatto con il senso più profondo dell’Anno Santo della Misericordia». Altri enti di carità, nella città di Roma, operano in nome del Signore, ha continuato il presule, «ma il Circolo S. Pietro emana direttamente dalla volontà dei suoi pontefici, di Papa Francesco in questo momento della sua storia ultracentenaria. Dare da mangiare ai poveri, ospitarli una notte, assistere quelli che sono ormai al momento terminale della loro vita: questo è soprattutto il Circolo S. Pietro».

«Cosa fa il Circolo S. Pietro, qui, nella casa di Paolo?» ha chiesto all’assemblea il vescovo. «È molto significativa questa visita di Pietro in casa di Paolo, nella magnifica basilica ostiense. Proprio qui, nel cuore più antico dell’archeologia cristiana, siamo chiamati a riflettere sulla motivazione primaria dell’anno giubilare, su quella testimonianza di fede che dal sacrificio di Pietro e Paolo deve giungere fino a noi». Nell’indulgenza del Giubileo si «confondono insieme perdono e misericordia»: per questo motivo, ha osservato De Nicolò, «anche la nostra situazione personale, la nostra esistenza temporale, deve essere caricata di un peso molto importante», sull’esempio del loro martirio.

«Gli Apostoli – ha continuato – avevano la coscienza di qualcosa di divino che era stato dato loro e anche noi, nella nostra coscienza, dobbiamo abbracciare la certezza di essere stati perdonati dal Signore, accogliere la sicurezza di essere oggetto di misericordia». Altrettanto essenziale è coltivare questi doni ricevuti, «non lasciarli da parte, come fosse un fatto compiuto», contribuendo con l’impegno della fede «a caricarli ogni giorno di gioia e di speranza».

Nell’indirizzo di saluto, il presidente Leopoldo Torlonia ha ringraziato il cardinale James Michael Harvey per l’accoglienza «in un luogo-faro della cristianità» e il vescovo Paolo De Nicolò «per quella cura che sempre dimostra, per quella sollecitudine» che lo rendono «uno degli amici più cari del Circolo S. Pietro».

6 luglio 2016