Cittadinanza, primo ok alla Camera

Via libera dall’aula al disegno di legge di riforma. Andrea Riccardi, già ministro per l’Integrazione: «Si riconosce diritto al futuro per migliaia di minori»

Via libera dall’aula al disegno di legge di riforma. Andrea Riccardi, già ministro per l’Integrazione: «Si riconosce diritto al futuro per migliaia di minori»

L’aula della Camera ha dato il via libera al disegno di legge di riforma della cittadinanza con 310 sì, 66 no e 83 astenuti. Il ddl passa ora all’esame del Senato. Applausi dai Democratici e da Sinistra Ecologia e libertà. Proteste dai banchi della Lega. Contrari anche FdI e Forza Italia. Astenuto il Movimento 5 stelle, che ha parlato di «legge inutile, che non semplifica la materia ma la complica ulteriormente, frazionando i diritti e mettendo, nero su bianco, che non tutti sono uguali di fronte alla legge». Per i membri del Movimento che fanno parte della commissione Affari costituzionali della Camera, nel testo «si parla di cittadinanza ma è un’altra truffa semantica del Governo e del Pd: basti pensare che la legge appena approvata sarà applicabile a circa 127mila persone su una base di 5 milioni di migranti che vivono in Italia. E crea delle diversità: se si ha meno di vent’anni, oggi, allora si può ambire a diventare italiani. Se si hanno più di vent’anni, allora vige la vecchia legislazione e si dovrà pagare anche 200 euro per ogni pratica, perché la legge non è  retroattiva».

Il nodo della questione: lo “Ius soli” temperato. Un «compromesso al ribasso» per la deputata di Sinistra ecologia e libertà Celeste Costantino, «che renderà più complicato richiedere la cittadinanza». Un «punto di svolta» per Mario Marazziti, del gruppo “Per l’Italia – Centro Democratico”. «Chi è nato in Italia da un genitore immigrato ma regolare, con un progetto di vita in Italia – spiega Marazziti – diventa italiano dalla nascita. E chi è  arrivato da bambino in Italia, piccolissimo o adolescente, ma studia in Italia, diventa italiano. Non per concessione. È la cultura italiana e lo stile di vita italiano che crea gli italiani». Nelle parole di Marazziti anche il grazie alla Comunità di Sant’Egidio che «dagli anni ’90 ha aiutato il Paese a cambiare rotta». E da cui è arrivato nel 2004 «il primo ddl che introduceva lo ius culturae, alla cui stesura ho partecipato anche io. Ringrazio tante forze sociali che si sono unite negli anni – continua Marazziti -. Ringrazio Andrea Riccardi che ha aiutato il Paese a cambiare linguaggio e a non avere paura, durante la sua esperienza di ministro per l’Integrazione. Dopo anni di predicazione del disprezzo. Ringrazio la relatrice e questa maggioranza. Sono molto felice e orgoglioso di avere dato il mio contributo. Un benvenuto ai nuovi italiani».

E proprio Andrea Riccardi, in una nota diffusa dalla Comunità di Sant’Egidio, parla di «una scelta di civiltà che cambia in meglio la nostra società e offre al Paese un’occasione in più per la sua crescita, proprio ora che si sta uscendo da un lungo periodo di crisi». L’ex ministro per l’Integrazione, che durante il governo Monti aveva lanciato per primo lo ius culturae come possibilità di accesso alla cittadinanza italiana, appoggia con convinzione il primo passo avanti verso questo «importante obiettivo», sancito oggi dal voto della Camera. «Se l’Italia vuole crescere – dichiara il fondatore della Comunità di Sant’Egidio, attualmente presidente della Società Dante Alighieri – non può più ignorare e declassare la presenza di migliaia di famiglie straniere che contribuiscono attivamente alla sua crescita e che sono ormai inserite a pieno titolo, a partire dai minori, nella vita e nella cultura delle nostre città.

Resta da attendere l’approvazione in via definitiva del Senato. Per Riccardi si tratta comunque del «coronamento di una battaglia che portai avanti quando ero ministro e che si basa sul cosiddetto ius culturae, ovvero sulla partecipazione al nostro sistema educativo e formativo». L’augurio è che venga presa in considerazione «una semplificazione anche per l’acquisizione della cittadinanza degli adulti, che richiede attualmente un’attesa superiore, in media, ai 12 anni. Ritengo che questa nuova legge sui minori “nuovi italiani” possa rappresentare un modello di integrazione positiva anche per altri Paesi: un diritto al futuro che non può essere negato a chi si sente ed è a tutti gli effetti già italiano ed europeo».

«Oggi – è il commento della responsabile immigrazione del Pd Micaela Campana – la famiglia dei cittadini italiani ha 700mila giovani in più». Dopo un dibattito di circa 20 anni sulla cittadinanza agli stranieri, «oggi – osserva – abbiamo dato una risposta ai tanti che erano in attesa. A tutti quei ragazzi che parlano i nostri dialetti e che senza una legge erano considerati stranieri».

13 ottobre 2015