Colombia, picco di uccisioni e reclutamento di bambini e ragazzi

Save the Children: da gennaio nel Paese 65 massacri, in cui sono state uccise 260 persone. I piccoli divenuti bersaglio più facile con la chiusura delle scuole

Dozzine di bambini uccisi, mutilati e reclutati da gruppi armati. È il bilancio della recente ondata di violenza e disordini civili in Colombia. A stilarlo, Save the Children: da gennaio, osservano dall’organizzazione, il Paese ha assistito a 65 massacri, in cui sono state uccise quasi 260 persone. «Nonostante si stia combattendo anche contro la pandemia di coronavirus, il livello di violenza è aumentato rapidamente, con il numero medio di massacri mensili raddoppiato da cinque nella prima metà dell’anno a undici negli ultimi tre mesi», si legge in una nota diffusa oggi, 2 ottobre. Ancora, rispetto all’anno scorso è aumentato di 5 volte, nei primi 6 mesi del 2020, il numero dei minori reclutati dai gruppi armati, anche a causa della pandemia.

«I guerriglieri hanno iniziato a spararci perché pensavano che fossimo soldati. Le persone si nascondevano ovunque potevano ma non smettevano di sparare. Io e mio cugino siamo rimasti feriti e ci è stato permesso di salire su una barca per partire. C’era sangue ovunque e il mio cuore batteva all’impazzata. Non ho sentito dolore perché ero così spaventato. Mio cugino è morto sulla barca». Sono le parole di José David  – un nome di fantasia -, 19 anni di Cauca, raccolte dagli operatori dell’organizzazione. I bambini, raccontano, «sono profondamente coinvolti da queste violenze, e secondo quanto riferito, sono molte le vittime tra i giovani e gli adolescenti. Ad agosto cinque ragazzi sono stati uccisi nel sud-ovest della Colombia, mentre stavano facendo volare aquiloni con i loro amici. Secondo Indepaz, la scorsa settimana almeno 25 persone sono state uccise nei massacri di Arauca, Cauca e Nariño, che si aggiungono a quello di Samaniego di due settimane fa, in cui sono morti otto giovani», è la conta delle vittime.

Nelle parole di Angela, membro del team di Save the Children a Nariño, «vivere in una zona di conflitto è terribile, siamo abituati a colpi e granate, a sentire nei notiziari che altre persone hanno perso la vita in un ennesimo massacro. Ogni giorno – racconta – mi sveglio con il terrore di sentire che è stato ucciso un bambino della comunità in uno scontro». Il picco di violenza infatti coincide con un netto aumento del reclutamento e dell’utilizzo di bambini da parte di gruppi armati, che vengono così messi in un ulteriore situazione di pericolo diretto. E questa tendenza è in parte dovuta alla pandemia di coronavirus, spiegano dall’organizzazione: «Con la chiusura delle scuole e di altri servizi di protezione, i bambini sono diventati un bersaglio più facile per i gruppi armati».

Vittime di abusi, testimoni di uccisioni e violenze sessuali, costretti alla violenza, portati via dalle loro case e comunità: i piccoli reclutati dalle milizie devono essere supportati, è l’esortazione che arriva da Save the Children, «per affrontare queste terribili esperienze e per reintegrarsi nella società, per evitare danni psicologici immediati o duraturi». A ribadirlo è Maria Paula Martinez, direttore dell’organizzazione nel Paese: «Viviamo con gruppi armati illegali da oltre 60 anni in Colombia e abbiamo l’obbligo di salvaguardare i nostri bambini e giovani dai flagelli della guerra. I bambini – prosegue – non dovrebbero essere testimoni di alcuna forma di violenza e sicuramente non dovrebbero essere costretti a svolgere un ruolo attivo in essa. I massacri e il reclutamento di minori riflettono una grave violazione dei diritti dei bambini e dei giovani in Colombia. Una risposta rapida e concertata da parte delle autorità, della società civile e delle comunità è essenziale per fermare questa guerra ai bambini», conclude.

Ancora, Save the Children sollecita il governo a indagare sui massacri e a individuare i responsabili, prendendo al contempo misure per affrontare e prevenire la violenza, «che affligge la Colombia da decenni». Da parte sua, l’organizzazione fornisce primo soccorso psicologico ai bambini e ai giovani sfollati e consulenza in materia di protezione alle famiglie, tramite canali virtuali. Per sostenere i bambini che non vanno a scuola a causa del Covid-19, ha anche sviluppato programmi di apprendimento virtuale, distribuendo 10mila kit scolastici e 4.500 kit da utilizzare a domicilio, contenenti materiali educativi e ricreativi. Lanciato anche un programma radiofonico educativo settimanale per aiutare i bambini a imparare da casa e ridurre così il rischio di abbandono scolastico.

2 ottobre 2020