Consiglio Cei: il Sinodo, «opportunità anche per le Chiesa in Italia»

Conclusa la sessione autunnale. Il Messaggio a presbiteri, diaconi, consacrati e operatori pastorali e la Lettera alle donne e agli uomini di buona volontà

Confrontarsi sul cammino sinodale delle Chiese che sono in Italia. Questo l’obiettivo che ha guidato i lavori della sessione autunnale del Consiglio permanente Cei che si è chiusa ieri, 29 settembre. Un “ponte” verso l’Assemblea generale straordinaria in programma dal 22 al 25 novembre, sul tema “Annunciare il Vangelo in un tempo di rigenerazione”, dedicata proprio al cammino sinodale, di cui è stato approvato l’ordine del giorno. Riprendendo i numerosi interventi di Francesco sulla sinodalità, il Consiglio episcopale permanente ha riconosciuto il processo sinodale, che si aprirà a breve in tutte le Chiese del mondo, come «una grande opportunità anche per le Chiese in Italia».

Confermata la scelta di assumere il primo anno del Sinodo universale, che partirà dalle singole diocesi, come primo anno del cammino sinodale delle Chiese in Italia, i vescovi hanno approvato un Messaggio ai presbiteri, ai diaconi, alle consacrate e consacrati e agli operatori pastorali, che offre una lettura spirituale dell’esperienza sinodale, e una Lettera alle donne e agli uomini di buona volontà, che invita a sentirsi partecipi del percorso. È stato tracciato anche un crono-programma che si distende per l’intero quinquennio 2021-2025: un percorso al quale sarà dedicato, a breve, anche un sito web. Si comincia con il biennio dell’ascolto (2021-2023): «Una fase narrativa che raccoglierà in un primo anno i racconti, i desideri, le sofferenze e le risorse di tutti coloro che vorranno intervenire, sulla base delle domande preparate dal Sinodo dei Vescovi su “partecipazione, comunione e missione”», si legge nel testo del comunicato finale. Nell’anno seguente ci si concentrerà invece su alcune priorità pastorali, per approfondirle. Nello stile del «coinvolgimento più ampio possibile». Seguirà una fase sapienziale, nella quale l’intero Popolo di Dio, con il supporto dei teologi e dei pastori, leggerà in profondità quanto sarà emerso nelle consultazioni capillari (2023-24). «Un momento assembleare nel 2025, da definire, cercherà di assumere alcuni orientamenti profetici e coraggiosi, da riconsegnare alle Chiese nella seconda metà del decennio».

Anche la «cultura dello scarto», denunciata ancora una volta da Francesco nel discorso alla Plenaria della Pontificia Accademia per la vita, al centro della riflessione dei vescovi. A cominciare dalla preoccupazione espressa dal cardinale presidente Gualtiero Bassetti riguardo a un eventuale referendum per depenalizzare l’omicidio del consenziente. «Aiutare a morire – hanno ribadito i vescovi – non è una conquista di civiltà né di libertà ma una pericolosa affermazione della deriva efficientista e nichilista che serpeggia nella società». Di qui l’esortazione a rivolgere ancora di più l’attenzione a quanti «manifestano consapevolmente degli interrogativi sul senso del vivere e del morire, soprattutto in questo tempo di smarrimento: la Chiesa intende farsene carico – assicurano i presuli – affinché le loro domande trovino persone e comunità capaci di ascoltarne le cause profonde, spesso rintracciabili in una malattia senza apparente via di uscita. Solo grazie all’ascolto infatti potranno scaturire quell’accompagnamento e quell’aiuto necessari a far ritrovare ragioni di vita». Parallelamente, restano «di fondamentale importanza» cure palliative e terapie del dolore. «La tutela della salute e l’analisi delle forme più gravi delle malattie chiamano in causa la Chiesa nell’accogliere il grido di dolore di chi ha smarrito, provato duramente nel quotidiano, il senso stesso del mistero della vita e della morte», è scritto ancora nel comunicato finale.

Inevitabile il riferimento alla «tragedia delle morti sul lavoro». Un’emergenza, ha detto Bassetti, «che chiama in causa governo, istituzioni e società civile e che richiede una strategia nazionale unitaria: bisogna trasformare l’indignazione in fatti concreti, in investimenti precauzionali e controlli adeguati. Serve cioè un supplemento di responsabilità da parte di tutti, in particolare degli imprenditori tenuti a garantire ai lavoratori condizioni di sicurezza e di tutela della salute». Inevitabile anche l’invito a non spegnere i riflettori sulla situazione drammatica dell’Afhanistan. Ricordando lo sforzo «esemplare» messo in campo dalle comunità parrocchiali di tutta Italia per l’accoglienza e la protezione internazionale degli afghani arrivati con i numerosi ponti aerei – «così come lodevole è stata la risposta da parte delle diverse forze politiche» -, il Consiglio Cei ha espresso l’auspicio che «la stessa sollecitudine abbracci anche gli afgani che nei prossimi mesi si metteranno in cammino per raggiungere l’Europa attraverso la rotta balcanica e il Mediterraneo. Ogni respingimento infatti negherebbe un diritto fondamentale del popolo afgano, che scappa da guerra e violenza». Un diritto, quello alla protezione internazionale, da tutelare «non solo per gli afghani ma anche per gli uomini e le donne in fuga da 70 Paesi, che arrivano via terra e via mare sia in Italia che in Europa. Come ha detto il Papa, dopo la preghiera dell’Angelus di domenica 26 settembre 2021, in occasione della Giornata mondiale del migrante e del rifugiato: “Non chiudiamo le porte alla loro speranza”».

30 settembre 2021