Consultazioni in Ucraina: Zaporizhzhia chiede alla Russia l’annessione

La notizia diffusa dall’agenzia russa Tass. Borrell (Ue): consultazioni «illegali» e risultati «falsificati». E gli Usa preparano un nuovo pacchetto di armi per l’Ucraina. L’appello dei leader religiosi alla comunità internazionale: «Non riconoscete gli pseudo-referendum»

Conclusi martedì 27 settembre i referendum per l’annessione alla Russia nelle regioni ucraine di Zaporizhzhia, Kherson, Lugansk e Donetsk. Una «farsa», per Kiev e per la maggior parte della comunità internazionale, il cui primo “parziale” responso è inequivocabile ma soprattutto scontato. L’agenzia russa Tass informa infatti che «oltre il 95% dei votanti» si è espresso «a favore dell’annessione a Mosca». Il primo passo, secondo il percorso tracciato dal Cremlino, per diventare a tutti gli effetti territorio russo. Secondo Tass infatti oggi stesso, 28 settembre, la regione di Zaporizhzhia, occupata dalle truppe russe, chiederà al presidente russo Vladimir Putin di essere «ammessa» alla Russia. E anche il capo della Repubblica popolare di Donetsk (Drp) Denis Pushilin ha affermato che «dopo il referendum il prossimo passo sarà la firma di un accordo di adesione con la Russia».

Per la Nato, si tratta di «una palese violazione del diritto internazionale». Per il presidente russo, di un modo «per salvare la popolazione» residente nelle regioni contese, che rappresentano circa il 15 per cento del territorio ucraino. «Mettere in salvo le popolazioni di tutti i territori nei quali si tengono questi referendum è al centro dell’attenzione della nostra società e di tutto il Paese», aveva affermato nel quinto e ultimo giorno di voto. Secondo la Tass, il Consiglio della Federazione russa, la Camera alta del Parlamento di Mosca, potrebbe votare l’annessione il 4 ottobre.

L’eventuale annessione delle regioni strappate all’Ucraina alza ulteriormente il livello dello scontro: diventando territorio russo, in caso di una controffensiva di Kiev  Mosca è «autorizzata» a usare armi nucleari tattiche per difendersi. Lo ha ribadito anche il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov, secondo cui «la situazione cambierà naturalmente in modo radicale in termini di diritto internazionale. Ciò avrà conseguenze corrispondenti sugli sforzi per proteggere questi territori e garantirne la sicurezza». Diverso il parere dell’amministrazione Usa, di cui si è fatto portavoce il segretario di Stato Antony Blinken: «Kiev ha il diritto di continuare a difendersi anche nei territori che saranno annessi dalla Russia. Dal nostro punto di vista non cambia niente, non li riconosceremo mai». Anche per il segretario generale della Nato Jens Stoltenberg «una guerra nucleare non può essere vinta. Ma quando vediamo che la Russia usa la retorica nucleare, dobbiamo prenderla sul serio.»

In ogni caso, l’esito del referendum non verrà riconosciuto dall’Occidente. L’Alto Rappresentante Ue per la Politica Estera Josep Borrell ha parlato di risultati «falsificati» e consultazioni «illegali. Si tratta di una nuova violazione della sovranità e dell’integrità territoriale dell’Ucraina in un contesto di violazioni sistematiche dei diritti umani – ha scritto su Twitter -. Salutiamo il coraggio degli ucraini, che continuano a opporsi e a resistere all’invasione russa», ha aggiunto. «Referendum fasullo» e «risultati fasulli» anche per il presidente del Consiglio europeo Charles Michel, che sempre su Twitter scrive: «Non riconosciamo nessuno dei due». Gli Stati Uniti intanto, riferiscono alla Reuters fonti dell’amministrazione, preparano un nuovo pacchetto di armi da 1,1 miliardi di dollari per l’Ucraina in previsione dell’annuncio dell’annessione da parte della Russia. Nel nuovo invio, sistemi anti-missile Himars già inviati alle forze di Kiev in passato, munizioni, vari tipi di sistemi anti droni radar. Non solo: in risposta ai referendum l’amministrazione Biden sta anche preparando nuove sanzioni contro Mosca.

Dall’Ucraina, anche il ministro degli Esteri Dmytro Kuleba ha invocato nuove sanzioni contro Mosca, ribadendo che il verdetto del referendum non avrà «alcuna influenza sulle politiche, sulla diplomazia e sulle azioni dell’Ucraina sul campo di battaglia». E il Consiglio pan-ucraino delle Chiese e delle organizzazioni religiose rivolge un appello «a tutti i Paesi del mondo «a non riconoscere gli pseudo-referendum tenuti dalle autorità di occupazione russe», chiedendo nello stesso tempo alle autorità della Federazione russa di «abbandonare il piano criminale di annessione».

Il Consiglio pan-ucraino delle Chiese è sceso in campo con una Dichiarazione diffusa anche in lingua italiana. «La sovranità dell’Ucraina – si legge – si estende a tutto il suo territorio», definito «integro e inviolabile entro i confini esistenti, internazionalmente riconosciuti e costituzionalmente stabiliti». Per i leader religiosi, «la guerra su vasta scala scatenata dalla Russia nei confronti dell’Ucraina, contrariamente al diritto internazionale, mira a impadronirsi di una parte del territorio dell’Ucraina e a distruggere lo Stato ucraino». E ancora, lo svolgimento di questi «pseudo-referendum», proseguono, è «lo scherno per la democrazia e il discredito delle legittime istituzioni statali che operano sulla base del diritto internazionale».

Nella Dichiarazione si riferisce che le votazioni si sono svolte «sotto le canne di mitragliatrici», in «condizioni di occupazione militare» e «in assenza della libertà personale e del rispetto della dignità della vita umana». Pertanto «l’effettiva manifestazione di volontà o qualsiasi altro voto in una situazione del genere è preclusa». I leader delle Chiese e delle organizzazioni religiose tornano con la memoria a un passato recente della storia ucraina: al 2014, quando fu annessa con gli stessi metodi la penisola di Crimea. Si tratta, rilevano, di «un tentativo illegale e violento di annettere parte del territorio dell’Ucraina».

28 settembre 2022