Coronavirus e osteoporosi, rischio di un’impennata di fratture

L’emergenza sanitaria che abbiamo vissuto avrà ripercussioni anche nel prossimo futuro. A farne le spese saranno i pazienti più fragili. Non abbassare la guardia

Quando pensiamo al Covid le prime cose che ci vengono in mente sono sicuramente una serie di sintomi e di eventuali complicanze che il virus si porta dietro. Quello che non penseremmo mai è che in realtà l’emergenza sanitaria che abbiamo vissuto avrà delle ripercussioni anche nel prossimo futuro. E a farne le spese saranno i pazienti più fragili. Secondo gli ultimi dati disponibili, in Italia sono circa 3,5 milioni le donne e 1 milione gli uomini affetti da osteoporosi. Un dato, questo, destinato a crescere. Già nei prossimi 20 anni, con il progressivo invecchiamento della popolazione, si prevede infatti un aumento del 25 per cento degli over 65 e la Società italiana dell’osteoporosi stima un proporzionale incremento dell’incidenza di questa patologia nella popolazione.

osteoporosi fratture anzianiOggi in Italia appena il 20 per cento dei pazienti con fratture viene sottoposto a una terapia anti-osteoporosi mentre il restante 80 per cento non riceve trattamenti, accrescendo così il rischio di patologie correlate e nuove fratture. È come se un paziente, dopo un infarto, venisse dimesso senza che gli fosse prescritta una cura a base, per esempio, di statine o betabloccanti. In questo contesto si è inserita la pandemia di coronavirus, che ha creato un difficile cortocircuito. I dati a disposizione indicano che la maggior parte dei pazienti ospedalizzati con Covid-19 ha una età media superiore ai 60 anni e presenta almeno un’altra patologia in corso. In questi pazienti l’immobilizzazione porta rapidamente alla perdita di massa muscolare e di forza. Questo, insieme alle altre patologie correlate al Covid-19, come infiammazione cronica e fragilità, contribuisce ad accrescere la probabilità di cadute e relative fratture. Eppure, proprio durante l’emergenza coronavirus, in molti Paesi del mondo, i malati di osteoporosi sono stati classificati come “non urgenti” poiché tale patologia non riguarda i parametri vitali.

riabilitazione anziani, ossa, osteoporosiInoltre, durante il lockdown molti reparti di ortopedia, di riabilitazione o centri per la cura di pazienti cronici sono stati chiusi, sia per dare spazio a pazienti Covid che per garantire misure anti-contagio. Di conseguenza, i pazienti con frattura d’anca, se accettati in ospedale, sono stati rapidamente dimessi dopo l’operazione, spesso senza una corretta riabilitazione post-chirurgica, trattamenti anti osteoporosi o ulteriori raccomandazioni per il follow-up. Ne consegue un aumentato rischio di sviluppare tute le complicanze legate alle fratture di femore, quali allettamento, piaghe da decubito, infezioni, patologie cardiovascolari e finanche la morte. Un rischio, quest’ultimo, non da poco. Si stima che il tasso di mortalità per fratture del femore va dal 15 al 30% entro un anno. In pratica, l’incidenza delle fratture osteoporotiche sulla mortalità è sostanzialmente sovrapponibile a quella per ictus e carcinoma mammario. Inoltre, due terzi di coloro che sopravvivono si ritrovano spesso in una condizione di disabilità permanente e di dipendenza da familiari e caregivers, senza contare i costi diretti e indiretti a carico della collettività.

riabilitazione anziani, ginnastica, fitness, ossa, osteoporosiPer questo motivo non bisogna abbassare la guardia. Come abbiamo sottolineato in un articolo pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica Nature Reviews Endocrinology, nei prossimi mesi prevediamo una drammatica impennata delle fratture e della mortalità a esse collegata. Per evitarlo, nonostante il perdurare della pandemia e delle difficoltà nel visitare i pazienti nei contesti ospedalieri, è necessario uno sforzo per garantire trattamenti adeguati: la continuità delle cure, infatti, non è solo prerequisito per il successo della cura stessa ma è importante per assicurare la sopravvivenza del paziente nel tempo. È fortemente consigliato che le persone con fratture da fragilità siano gestite in un contesto clinico multidisciplinare e che sia garantito non solo un adeguato trattamento chirurgico ma anche cure appropriate dopo le dimissioni. (Nicola Napoli, medico dell’unità di Endocrinologia del Policlinico Universitario Campus Bio-Medico)

4 settembre 2020