Coronavirus, italiano sulla Diamond Princess positivo

Previsto per il 20 febbraio il rimpatrio dei 22 italiani a bordo. Il numero delle vittime sale a 1.873; oltre 70mila i contagi. Unicef: servono 42,3 milioni di dollari

Protezione civile e ministeri degli Esteri, della Salute e della Difesa sono al lavoro sulle operazioni necessarie per il rimpatrio degli italiani imbarcati sulla Diamond Pricess, ormai da settimane bloccata in quarantena nel porto giapponese di Yokohama con almeno 542 persone contagiate a bordo. Risultato positivo al test del coronavirus anche un italiano, informano dalla Protezione civile, spiegando che il dato è emerso «al termine degli esami sanitari effettuati a bordo della nave». Il lavoro delle autorità coinvolte, affermano, «proseguirà per assicurare il tempestivo rientro di tutti i nostri connazionali, garantendo tutte le procedure di sicurezza necessarie». La data dovrebbe essere giovedì 20 febbraio: saranno rimpatriati con un volo dell’aeronautica militare che partirà domani, mercoledì 19, da Pratica di Mare. Con loro potrebbero essere imbarcati anche 35 cittadini di varie nazionalità europee.

Gli americani sulla nave sono partiti già ieri e tra loro c’era anche un cittadino italiano positivo al virus, sposato con un’americana, che quindi risiede negli Usa. Imbarcate sullo stesso volo anche persone risultate positive alt est effettuato prima di partire, che sono state isolate in una parte dell’aereo. I duecento australiani, tra cui almeno 15 contagiati, saranno evacuati domani. E domani sarà anche il giorno dello sbarco, come ha annunciato il ministro della Salute di Tokio, Katsunobu Kato.

Crescono intanto i “numeri” del virus nel mondo: 1.873 le vittime, a fronte di 73.335 contagi, di cui 72.300 nella Cina continentale. Nel resto del mondo, identificate circa 900 persone infette in 30 Paesi. Fuori dalla provincia cinese di Hubei, epicentro dell’epidemia, affermano dall’Oms – i cui esperti sono in Cina da qualche giorno -, Covid-19 «colpisce una percentuale molto piccola della popolazione» e il suo tasso di mortalità è circa il 2 per cento. Fra le vittime del virus c’è anche il dottor Liu Zhiming, direttore del Wuchang Hospital di Wuhan, l’ospedale avamposto della lotta al coronavirus, deceduto questa mattina, 18 febbraio. Aveva 51 anni.

(foto: Unicef)

Per aumentare la risposta all’epidemia e sostenere gli sforzi globali per contenerla è schierato anche l’Unicef, che dal 29 gennaio scorso ha trasportato via aereo 13 tonnellate di aiuti, tra cui tute protettive, maschere, occhiali e guanti ad uso degli operatori sanitari. «Questa è una corsa contro il tempo», dichiara il direttore generale Henrietta Fore, spiegando che «l’obiettivo immediato è quello di ridurre la trasmissione da uomo a uomo, ma anche di aiutare i bambini nelle aree in cui il loro accesso ai servizi essenziali è stato interrotto». Per questo, il Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia ha bisogno urgentemente di 42,3 milioni di dollari. Fondi preliminari, spiegano, che «sosterranno il lavoro dell’Unicef per ridurre la trasmissione del virus, anche rafforzando la comunicazione sui rischi e affrontando la disinformazione in modo che i bambini, le donne in gravidanza e le loro famiglie sappiano come prevenire la diffusione e dove cercare assistenza».

L’Unicef prevede anche di sostenere le possibilità di apprendimento a distanza per i bambini che non possono accedere alla scuola e di fornire servizi per la salute mentale e il sostegno psicosociale ai bambini e alle famiglie colpite. L’obiettivo: ridurre l’impatto più allargato dell’epidemia. «Siamo particolarmente preoccupati per il possibile impatto secondario» dell’epidemia», sottolinea Fore, aggiungendo che «è fondamentale che l’accesso dei bambini all’apprendimento, alla salute, alla nutrizione e ai servizi di protezione non sia compromesso». Al momento, l’impegno dell’Unicef si concentra sul sostegno al governo della Cina e dei Paesi della regione dell’Asia orientale e del Pacifico, dove finora sono stati segnalati la maggior parte dei casi. «Speriamo per il meglio ma dobbiamo prepararci al peggio», conclude Fore.

18 febbraio 2020