Coronavirus, partita l’operazione rimpatrio degli italiani su Diamond Princess

Un primo volo sta portando in Giappone personale medico e materiali sanitari. Il ministro degli Esteri Di Maio: «Li riporteremo a casa prima possibile»

È partita nella notte tra 18 e 19 febbraio l’operazione dedicata al rimpatrio dei cittadini italiani che si trovano a bordo della Diamond Princess. Un intervento coordinato dal tavolo del Comitato operativo della Protezione civile e reso possibile grazie alla stretta sinergia tra i ministeri degli Affari esteri, della Salute e della Difesa, spiegano proprio dalla protezione civile. Un primo volo sta portando in Giappone il personale medico e i materiali sanitari, in modo da anticipare le attività di screening in attesa dell’arrivo del boeing dell’Aeronautica militare, che effettuerà il trasporto dei viaggiatori della Diamond Princess verso il nostro Paese.

«La decisione è stata presa nel corso della riunione presieduta dal capo Dipartimento della Protezione civile Angelo Borrelli, alla presenza del ministro degli Affari esteri Luigi Di Maio e del ministro della Salute, Roberto Speranza – si legge nella nota della Protezione civile -. A bordo del volo di rientro, viaggeranno i passeggeri che, successivamente ai controlli sanitari, risulteranno negativi al test del coronavirus. Ai connazionali che risulteranno positivi agli accertamenti sanitari sarà garantita la massima assistenza da parte dell’Unità di crisi della Farnesina e dall’ambasciata italiana in Giappone, in attesa del loro rientro in Italia nel rispetto di tutte le procedure di sicurezza necessarie». Per i connazionali che rientreranno in Italia, come disposto dal ministero della Salute, «sarà necessario un ulteriore periodo di quarantena di quattordici giorni».

«Vi assicuro che riporteremo in Italia i nostri connazionali il prima possibile»: è il commento del ministro degli Affari esteri Luigi Di Maio, affidato alla sua pagina Facebook. «Ho ringraziato personalmente tutte le donne e gli uomini che con generosità e immensa professionalità sono partiti – scrive Di Maio, riferito al personale medico partito per il Giappone  per anticipare le attività di screening in attesa dell’arrivo del boeing dell’aeronautica militare -, con un preavviso di poche ore, mettendosi al servizio dei nostri connazionali».

Dallo Spallanzani intanto arrivano notizie di «miglioramento» per la coppia di cittadini cinesi – «in particolar modo il maschio» -, casi confermati di coronavirus, che restano comunque ricoverati nella terapia intensiva dell’Istituto. «In ottime condizioni di salute e di umore», si legge nel bollettino medico diffuso nella mattinata di oggi, 19 febbraio, i due giovani italiani attualmente ricoverati. Lo Spallanzani informa poi che «sono stati valutati, a oggi, presso la nostra accettazione, 68 pazienti sottoposti al test per la ricerca del nuovo coronavirus. Di questi, 62, risultati negativi al test, sono stati dimessi». Sei i pazienti tutt’ora ricoverati: tre sono i casi confermati di Covid-19 (la coppia cinese e il giovane proveniente dal sito della Cecchignola); tre pazienti rimangono comunque ricoverati per altri motivi.

19 febbraio 2020