Coronavirus, “sì” del premier Draghi a terza dose e obbligo vaccinale

La conferenza stampa del presidente del Consiglio: anticipata anche l’estensione del Green pass. Sul fronte scuola, classi senza mascherina se sono tutti immunizzati. «Si può tornare a sorridere», le parole del ministro dell’Istruzione Bianchi

«Il governo va avanti». Nella conferenza stampa di ieri pomeriggio, 2 settembre, a Palazzo Chigi il presidente del Consiglio Mario Draghi – affiancato da quattro ministri – ha indicato con forza la rotta da seguire, a conclusione dell’estate, spegnendo le polemiche e facendo chiarezza riguardo alle critiche: «Sì» all’obbligo vaccinale, ha risposto alle domande dei giornalisti, non appena il vaccino verrà dichiarato da Ema e Aida non più farmaco emergenziale ma ordinario. «Sì» anche alla terza dose, laddove necessario. Affermazioni, queste che arrivano all’indomani della bocciatura alla Camera, da parte della Lega, della certificazione verde, vincolata alla vaccinazione, che resta la via preferenziale per ottenerla. In tutta risposta, il premier ha anticipato l’estensione del Green pass, alla luce di una campagna vaccinale che ha raggiunto al momento il 69% della popolazione e che punta a coprire entro fine settembre l’85%, s è sbilanciato il ministro per gli Affari regionali Mariastella Gelmini.

Nelle parole di Draghi anche la condanna, «senza mezzi termini», della «violenza particolarmente odiosa e vigliacca» dei no vax contro «chi fa informazione e chi è in prima linea a combattere la pandemia». Di contro, ha ribadito l’invito a farsi vaccinare, accompagnato dall’annuncio, da parte del ministro della Salute Roberto Speranza, dell’avvio della terza dose per i soggetti più fragili già da fine settembre. Poco sopra al 60% al momento la quota dei vaccinati con la prima dose in alcune aree come Bolzano e la Sicilia; nella fascia 30-39 anni non si raggiunge il 70%. Positivo in ogni caso il dato del personale scolastico immunizzato, che raggiunge il 91,5%, e positiva anche la forte adesione alla campagna vaccinale da parte degli under 30. Sono le premesse, ha affermato il premier, che permettono di affrontare «con una certe tranquillità e minore incertezza» l’apertura delle scuole, ormai imminente. Nelle parole del presidente del Consiglio, «la scuola in presenza è sempre stata una priorità». Ora, gli ha fatto eco il ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi, «si potrà tornare a sorridere»: nelle classi in cui tutti sono vaccinati infatti si potrà evitare la mascherina. «Le regole a scuola – ha aggiunto – sono quelle del Cts: mascherina, distanziamento e regole di igiene fondamentale». Obbligo del Green pass, al momento, per docenti e personale scolastico, così come per i viaggiatori delle tratte a lunga percorrenza.

La certificazione verde, è stato ribadito, ha una durata di 12 mesi e, grazie a un emendamento approvato dalla Commissione affari sociali della Camera, si potrà ottenere anche con test salivari. Per ora, ha osservato Draghi, «l’applicazione mi pare che stia andando bene». L’orientamento, ha continuato, è quello di «estenderne» l’uso, tema sul quale, ha chiarito, sta «discutendo da tempo» con il ministro speranza. «Per decidere quali settori dovranno averlo prima eventualmente faremo una cabina di regia come è stato chiesto dal senatore Salvini ma la direzione è quella», ha detto. Allo studio l’ipotesi di iniziare con gli esercenti di ristoranti, bar e mense; “caldo” il tema dei dipendenti pubblici; fragili, malati cronici e anziani potrebbero essere fra le prime categorie interessate, non appena sarà possibile applicare l’obbligo in modo estero. Per ora resta fissato per legge solo per gli operatori sanitari. «L’obbligo vaccinale – ha chiarito Speranza – nel nostro Paese è già disposto da una norma primaria per quanto riguarda il personale sanitario, quindi è già applicato a un pezzo della nostra società. È una possibilità che resta potenzialmente a disposizione delle istituzioni, del governo, del Parlamento».

Ancora, la vaccinazione anti Covid, ha continuato il presidente del Consiglio, è prevista anche per «tutti i migranti». L’obiettivo è la riduzione della trasmissibilità del virus e «i vaccini la riducono di molto se tutti siamo immunizzati». Le forniture, ha assicurato, non mancano: sono oltre 8,4 milioni le dosi non ancora utilizzate. E ogni mese ne arrivano 15 milioni di nuove. Al momento le Regione ne hanno a disposizione 10 milioni. Dove ci si vaccina meno, però, cresce la percentuale di posti letto di terapia intensiva occupati da pazienti Covid, che in Sicilia è al 14%, a fronte di una media nazionale stabile al 6%. Sopra la soglia critica anche la Sardegna, con l’11%, anche se in calo da un paio di giorni. Atteso per domani, 4 settembre, il monitoraggio da parte dell’Istituto superiore di sanità. Nell’aggiornamento settimanale della mappa del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie, in base ai tassi di contagio finisce invece in rosso il Lazio, che è  a oltre il 4%, con Basilicata, Calabria, Marche, Sardegna, Sicilia e Toscana, mentre la Campania torna in giallo.

Altro nodo critico, quello dei trasporti. «Ci saranno sempre dei casi di foto di mezzi pieni – ha commentato Draghi – ma in generale la preparazione è stata ben fatta». A gestori e viaggiatori è arrivato intanto il grazie del ministro delle Infrastrutture e della mobilità sostenibile Enrico Giovannini, per aver aderito pienamente alle nuove disposizioni sull’obbligo di Green pass per i trasporti. «Trenitalia ci ha comunicato che il numero di persone sprovviste ieri di green pass sui treni a lunga percorrenza era dello 0,2% dei passeggeri, ovvero poco più di 70 persone», ha riferito. Un dato che «testimonia la precisione dei controlli ma anche l’adesione dei cittadini a queste nuove misure». Per quanto riguarda il trasporto pubblico locale, c’è una «fortissima collaborazione con le Regioni», ha assicurato: «Abbiamo definito le linee guida concordate con loro e validate dal Cts. Nei prossimi giorni – ha assicurato – ci confronteremo con le Regioni su piani inviati per il potenziamento dei servizi».

Oltre all’emergenza Covid, la conferenza stampa ha toccato anche, più in generale, il tema della situazione del Paese, dalle riforme alla ripresa. Sulle prime, ha spiegato il presidente del Consiglio, il governo ha nelle prossime settimane un’agenda molto fitta: dal tema della concorrenza al fisco, dalla giustizia penale a quella civile; quindi il tema del lavoro, degli ammortizzatori sociali e delle pensioni. «Come sapete – le parole di Draghi – l’economia continua a crescere anche molto più delle aspettative. Questo ci dà incoraggiamento e anche il mercato del lavoro va bene» ma «non credo valga la pena compiacersi troppo di queste cifre: sono alte, ma è anche vero che in Italia nel 2020 siamo caduti in una maniera che non si vedeva da decenni». Si tratta, insomma, almeno in parte, di «un grande rimbalzo che sta accadendo in tutti i Paesi. La vera sfida – ha continuato – sarà riuscire a mantenere il tasso di crescita considerevolmente più elevato di quanto fosse prima della pandemia:  è lì che si vede la capacità dell’economia italiana di diventare strutturalmente più solida. Intanto vediamo buone notizie».

Inevitabile anche un riferimento alla crisi in Afghanistan, in vista dell’incontro con il presidente francese Emmanuel Macron. «È soprattutto sul futuro immediato che dobbiamo impegnarci al massimo per aiutare gli afghani», ha affermato il premier, ringraziando le forze militari e il comparto difesa degli Esteri «per la straordinaria opera di evacuazione che hanno fatto» e che conta «ad oggi 5mila soggetti in via di ricollocazione in Italia». La fuga e il salvataggio degli afghani, ha osservato poi rispondendo ai giornalisti, «ha ancora una volta dimostrato la povertà dell’Unione europea per quanto riguardo la gestione delle migrazioni». Quindi ha aggiunto: «Davanti a quella tragedia immane ci sono Paesi che hanno detto: non vogliamo rifugiati. Non so se ricordate. Ma come si fa?». Per quelli accolti in Italia, ha chiarito, «è stato individuato un percorso speciale. All’arrivo sono stati tutti accolti in strutture dedicate, è stata data loro subito la condizione di rifugiato e la pratica vaccinale verrà fatta a tutti gli immigrati che verranno. E verrà iniziato per loro un percorso di integrazione». Ribadita infine la fiducia al ministro dell’Interno Lamorgese: «Secondo me lavora molto bene. Io non ho trovato qualcuno che avesse la bacchetta magica e i numeri di quest’anno non sono spaventosi, ci sono stati anni peggiori. Io credo che faccia il suo dovere e lo faccia bene».

3 settembre 2021