Corte europea: l’Italia recuperi Ici non versata da enti non commerciali

Annullata la decisione con cui la Commissione rinunciava a ordinare il recupero di aiuti illegali concessi dall’Italia sotto forma di esenzione dall’imposta comunale sugli immobili. Ritenute invece legittime le esenzioni dall’Imu

Porta la data di oggi, 6 novembre, la sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea che annulla la decisione della Commissione del 19 dicembre 2012 e la sentenza del Tribunale Ue del 2016 che avevano sancito «l’impossibilità di recupero» degli aiuti illegali concessi dall’Italia sotto forma di esenzione dall’imposta comunale sugli immobili (Ici), «a causa di difficoltà organizzative», nei confronti degli enti non commerciali, come scuole, cliniche e alberghi, tra i quali quelli appartenenti a confessioni religiose riconosciute dallo Stato italiano – quindi anche alla Chiesa cattolica – e quelli legati al no profit. I giudici infatti hanno ritenuto che tali circostanze costituiscano mere «difficoltà interne» dell’Italia.

Il ricorso alla Corte di giustizia europea è stato mosso dall’istituto di insegnamento privato Scuola elementare Maria Montessori e da Pietro Ferracci, proprietario di un “bed & breakfast”, che hanno chiesto al Tribunale Ue di annullare la decisione della Commissione sostenendo che, si legge in un comunicato della Corte, «tale decisione li ha posti in una situazione di svantaggio concorrenziale rispetto agli enti ecclesiastici o religiosi situati nelle immediate vicinanze che esercitavano attività simili alle loro e potevano beneficiare delle esenzioni fiscali in questione». La Corte di giustizia ha ritenuto invece legittime le esenzioni dall’Imu, l’imposta succeduta all’Ici, introdotte dal governo Monti, anch’esse  comunque oggetto di contestazione da parte dei ricorrenti.

Per il segretario generale della Cei monsignor Stefano Russo, «le attività sociali svolte dalla Chiesa cattolica trovano anche in questa sentenza un adeguato riconoscimento da parte della Corte di Giustizia Europea. La Corte infatti – spiega – conferma la legittimità dell’Imu, introdotta nel 2012, che prevede l’esenzione dell’imposta quando le attività sono svolte in modalità non commerciale, quindi senza lucro». La sentenza pronunciata oggi, sostiene il segretario Cei, «rileva che la Commissione avrebbe dovuto condurre una verifica più minuziosa circa l’effettiva impossibilità dello Stato italiano di recuperare le somme eventualmente dovute nel periodo 2006-2011».

Numerose, osserva ancora Russo, le attività potenzialmente coinvolte: da quelle assistenziali e sanitarie a quelle culturali e formative; «attività, tra l’altro, che non riguardano semplicemente gli enti della Chiesa. Abbiamo ripetuto più volte in questi anni – afferma – che chi svolge un’attività in forma commerciale – ad esempio, di tipo alberghiero – è tenuto, come tutti, a pagare i tributi. Senza eccezione e senza sconti. Detto questo, è necessario distinguere la natura e le modalità con cui le attività sono condotte». Nelle parole del vescovo, «una diversa interpretazione, oltre che essere sbagliata, comprometterebbe tutta una serie di servizi, che vanno a favore dell’intera collettività».

6 novembre 2018