Lumsa, costruire comunità con il “Service learning”

I tre giorni di lavori in vista dell’incontro del 14 maggio in Vaticano sul Patto educativo globale. Al centro la proposta che unisce cittadinanza e competenze

Il “service learning” è una proposta pedagogica che unisce il “service”, ovvero la cittadinanza, le azioni solidali e il volontariato per la comunità, con il “learning”, vale a dire l’acquisizione di competenze professionali, metodologiche, sociali e soprattutto didattiche. È stato questo il tema centrale della tre giorni (da giovedì 30 a sabato primo febbraio) organizzata da Eis, Scuola di Alta Formazione Educare all’incontro e alla solidarietà della Lumsa, Libera Università Maria Santissima Assunta.

“Costruire comunità. La proposta del Service Learning” è il titolo dell’evento organizzato in seno all’iniziativa “Ricostruire il patto educativo globale” promossa dalla Congregazione per l’Educazione Cattolica su indicazione di Papa Francesco. Nel corso del convegno la proposta pedagogica è stata approfondita partendo dalle radici e dalle prospettive alla presenza di docenti della Lumsa, dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e della Pontificia Università Antonianum nell’ottica della ricostruzione del patto educativo, del servizio e della responsabilità educativa. La giornata del 31 gennaio è stata dedicata ai legami e alle alleanze: con tre tavole rotonde con il mondo del terzo settore e associazionismo (Servizio Civile, Cisv e Acli), con la politica (coordinamento nazionale Enti Locali e Forum Terzo settore) e con le imprese (Ucid, Confidustria, Eni e Adapt). Il service learning è stato quindi raccontato da dirigenti di istituti scolastici nella declinazione dell’inclusione, della cultura digitale con M-Children, Scholas Occurrentes e Istituto Leone XIII di Milano e nelle esperienze di cittadinanza a livello internazionale. Nel corso dell’ultima mattinata il tema centrale è stato quello della terza missione delle università, alla presenza dell’arcivescovo Vincenzo Zani, segretario della Congregazione per l’educazione cattolica, di alcuni rettori e di una rappresentante di Scholas Occurrentes.

«La terza missione dell’università – ha ricordato Francesco Bonini, rettore della Lumsa – è l’apertura alla società. L’ateneo diventa un’organizzazione che favorisce lo sviluppo della società e del contesto territoriale in cui opera». L’idea della terza missione, nata negli anni ’80 del secolo scorso negli Stati Uniti aveva un approccio imprenditoriale: la necessità di un contatto tra studi, formazione e mondo del lavoro. Negli 2000 invece nell’Unione Europea la teorizzazione della terza missione si è arricchita della dimensione del public engagement, con un taglio sociale e mediatico.

Il centro di ricerca sulla pace e il centro per l’innovazione e trasferimento tecnologico sono due delle principali realtà aperte al sociale presentate dal rettore dell’Università degli studi di Brescia Maurizio Tira: «Abbiamo iniziato la terza missione con un polo di aggregazione al lavoro con molte imprese, il nostro territorio ne è ricco. Ci siamo aperti presto anche alle fragilità della società in cui operiamo, aprendoci al tema della pace e della solidarietà». La terza missione «deve essere pervasiva –  ha concluso il rettore dell’ateneo bresciano -, le comunità universitarie sono uno dei pochi luoghi in cui i giovani sperimentano globalmente un modo di vivere che possa essere replicato nella vita futura, cosa si propone fa la differenza».

L’Università Cattolica del Sacro Cuore, alle soglie dei 100 anni, pone molta attenzione nella terza missione, ha spiegato il prorettore Mario Taccolini, citando padre Agostino Gemelli, fondatore dell’ateneo: «“Preparare l’uomo alla vita non vuol dire solo porre nelle sue mani strumenti tecnici, ma farlo vivere della cultura del suo Paese, onde sia immerso in essa” ovvero la formazione non può prescindere dall’impegno nel proprio contesto sociale, i cinque campus della Cattolica hanno come priorità quella dell’apertura al sociale che deve essere sempre tenuta insieme alla formazione e alla ricerca».

Carina Rossa, del consiglio di amministrazione di Scholas Occurrentes, ha raccontato le attività della fondazione e – dopo un rapido excursus sulle scholas – ha spiegato le sei direttrici di lavoro attuali: il patto intergenerazionale (scambio studenti docenti), il patto etico, (una nuova educazione per una nuova economia), il patto ambientale (programma riforestazione Amazzonia), il patto scientifico (osservatorio sul cyberbulling), il patto sociale (mobilità umana e accoglienza per studenti migranti) e per finire il patto antropologico (depressione e suicidio degli adolescenti). A chiudere i lavori è stato l’arcivescovo Zani, segretario della Congregazione per l’educazione cattolica, che ha ricordato l’importante evento mondiale del 14 maggio a Roma sul tema della ricostruzione del patto educativo. «L’Eis è nata proprio dalla propulsione del pensiero sul patto educativo di Papa Francesco. Bisogna continuare a lavorare per perseguire la realizzazione di questo progetto innovativo fatto come un mosaico, con tasselli di didattica, di ricerca scientifica e di missione».

3 febbraio 2020